La Corte Suprema di Cassazione, con la sentenza n. 9955 del 2018, ha reso il seguente principio di diritto: “Il semplice trasferimento del pacchetto azionario autorizza il dirigente a dimettersi percependo però tutte le indennità spettanti per il caso di licenziamento” (dal Quotidiano del Diritto del Sole 24 Ore del 24.4.2018).
Inabilità al lavoro sopravvenuta, legittimo il licenziamento
La Corte Suprema di Cassazione, con la Sentenza n. 8419 del 2018, ha stabilito che in caso di inabilità al lavoro sopravvenuta è legittimo il licenziamento del dipendente che non è più in grado di svolgere le mansioni precedenti e non vi è possibilità di ricollocazione in mansioni alternative (V. anche Mansioni diverse, legittimo il licenziamento del benzinaio per impossibilità di ricollocamento).
Reintegrazione in servizio, il risarcimento va restituito in caso di riforma della sentenza
La Corte Costituzionale, con la Sentenza n. 86 del 2018, è intervenuta sulla natura del risarcimento che spetta al lavoratore in caso di licenziamento illegittimo e mancata reintegrazione nel posto di lavoro stabilendo che la somma versata dal datore di lavoro è da considerarsi risarcitoria e non retributiva. Ciò comporterà che, in caso di riforma della sentenza di reintegrazione, il datore di lavoro potrà richiedere indietro la somma versata al lavoratore.
Mansioni inferiori e risarcimento per mortificazione professionale
La Sezione Lavoro della Corte Suprema di Cassazione, con la sentenza n. 9901 del 2018, ha reso il seguente principio di diritto: “Il datore paga i danni anche morali alla dipendente che al rientro in azienda dopo la CIGS viene adibita a mansioni inferiori. Il pregiudizio sta anche nel fatto che la “mortificazione” professionale della dipendente fosse un fatto noto in azienda. La Cassazione ricorda che il ristoro scatta anche in assenza di intenti discriminatori o persecutori utili a qualificare l’azione come mobbing” (dal Quotidiano del Diritto del Sole 24 Ore del 23.4.2018).
Colf e badante, no al riconoscimento del lavoro subordinato
La Sezione Lavoro della Corte Suprema di Cassazione, con la sentenza 9900 del 2018, ha reso il seguente principio di diritto: “la colf e badante non può pretendere il riconoscimento del rapporto di lavoro subordinato dalla beneficiaria della prestazione se il contratto è stato sottoscritto dalla sorella” (dal Quotidiano del Diritto del Sole 24 Ore del 23.4.2018).
Mancato contratto, no al risarcimento per sconvolgimento esistenziale
La Corte Suprema di Cassazione, con la sentenza n. 9899 del 2018, ha reso il seguente principio di diritto: “Escluso il risarcimento per lo sconvolgimento esistenziale derivato dal mancato contratto malgrado il superamento della prova” (dal Quotidiano del Diritto del Sole 24 Ore del 23 aprile 2018).
Reintegrazione anche in caso di soppressione del reparto
La Sezione Lavoro della Corte Suprema di Cassazione, con la sentenza n. 9895 del 2018, ha reso il seguente principio di diritto: “Solo la cessazione dell’attività può impedire la reintegrazione del lavoratore mentre non basta la soppressione del reparto nel quale prestava attività” (dal Quotidiano del Diritto del Sole 24 Ore del 23.4.2018).
Tirocinio extracurriculare non è un rapporto di lavoro subordinato
L’Ispettorato del Lavoro, con la Circolare n. 8 del 2018, ha fornito al personale ispettivo le nuove linee guida relative ai rapporti di che prevedono il c.d. tirocinio extracurriculare (formativo, di orientamento, di inserimento /reinserimento lavorativo) per far si che l’attività di vigilanza assicuri il rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni.
Cessazione, l’indennità all’agente va corrisposta anche nel periodo di prova
La Corte di Giustizia Europea, nella causa C645 del 2016 proveniente dalla Corte di Cassazione francese, ha stabilito che l’indennità di cessazione spetta all’agente di commercio anche nel periodo di prova.
Ordine illegittimo, il dipendente pubblico non può rifiutarsi
La Corte Suprema di Cassazione, con la sentenza n. 9736 del 2018, ha stabilito che in presenza di un ordine illegittimo il dipendente pubblico non può rifiutare l’esecuzione.












