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La Corte Suprema di Cassazione, con la sentenza n. 9899 del 2018, ha reso il seguente principio di diritto: “Escluso il risarcimento per lo sconvolgimento esistenziale derivato dal mancato contratto malgrado il superamento della prova” (dal Quotidiano del Diritto del Sole 24 Ore del 23 aprile 2018).

Vediamo insieme i fatti di causa di cui alla sentenza 9899/2018.

La Corte di appello di Bologna ha confermato la sentenza di primo grado che aveva respinto la domanda risarcitoria di … fondata sulla mancata stipula da parte della convenuta società … srl del contratto di lavoro,  nonostante il positivo superamento della prova.

Il giudice di appello, per quel che ancora rileva, ha escluso la configurabilità di un obbligo a contrarre a carico della … srl riconoscendo la piena discrezionalità di quest’ultima nella scelta sul se addivenire o meno alla stipula del contratto di lavoro con il  ….; in questa prospettiva ha ritenuto prive di rilievo le deduzioni dell’appellante in ordine al carattere discriminatorio della condotta della società (in quanto asseritamente fondata sulla esistenza di un procedimento penale a carico del …. e su una sentenza di condanna in primo grado non ancora passata in giudicato), alla connessa violazione del principio di cui all’art. 27, comma 2, Cost. relativo alla presunzione di innocenza e delle previsioni degli artt. 164, comma 1, e 166, comma 2, cod. pen.; la richiesta del certificato dei carichi pendenti da parte della società era, infine, da ritenersi del tutto legittima, tant’è che alcuna critica era stata a riguardo avanzata con il ricorso in appello. Secondo la sentenza impugnata, inoltre, la responsabilità risarcitoria neppure poteva farsi derivare dall’allegato affidamento risposto dal … sulla conclusione del contratto e sulla conseguente rinunzia, nelle more, al reperimento di altra occupazione lavorativa essendo rimasta priva di riscontro probatorio l’allegazione del ricorrente circa le rassicurazioni a riguardo ricevute da …, dipendente della … srl, il quale, peraltro, non aveva alcun potere di impegnare la società.

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Il giudice di appello ha ritenuto che, in ogni caso, la domanda risarcitoria doveva essere respinta in assenza di allegazione e prova del pregiudizio asseritamente sofferto (danno o morale, economico ed esistenziale) solo genericamente enunciato.

Avverso tale decisione ha proposto ricorso per cassazione il lavoratore che è stato rigettato dalla Suprema Corte.

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