Nel teatro di guerra, gli interpreti operano in una zona grigia dove etica professionale, obblighi militari e paura per la propria vita si intrecciano di continuo. La loro voce diventa strumento di negoziazione, di intelligence e, talvolta, di violenza, con conseguenze personali e collettive spesso sottovalutate. La gestione di queste figure rivela i limiti del diritto internazionale e delle politiche di protezione per chi mette a rischio tutto pur di tradurre.