La Sezione Lavoro della Corte Suprema di Cassazione, con la sentenza n. 16590 del 2018, ha reso il seguente principio di diritto: “non costituisce illecito disciplinare, né fattispecie determinativa da danno ingiusto, attribuire al proprio datore di lavoro, in uno scritto difensivo, atti o fatti, pur non rispondenti al vero, concernenti in modo diretto e immediato l’oggetto della controversia” (Dal Quotidiano del Diritto del Sole 24 Ore del 25.6.2018).
Sanzioni disciplinari nulle, il diritto al risarcimento del lavoratore
La Corte Suprema di Cassazione, con la sentenza n. 16256 del 2018, ha reso il seguente principio di diritto: “L’applicazione di sanzioni disciplinari poi dichiarate nulle è fonte di risarcimento” (Dal Quotidiano del Diritto del Sole 24 Ore del 21.6.2018).
ENPALS, l’obbligo di iscrizione e la definizione di spettacolo secondo la cassazione
La Corte Suprema di Cassazione, con la sentenza n. 16253 del 2018, ha reso il seguente principio di diritto: “L’obbligo di iscrizione all’Enpals riguarda i lavoratori dello spettacolo e per spettacolo si intende qualsiasi rappresentazione che si svolge davanti ad un pubblico “appositamente convenuto”, o appresa da un pubblico più ampio grazie alla tecnica. Il ricorso riguardava dee jay, cantanti tecnici del suono ecc.” (dal Quotidiano del Diritto del Sole 24 Ore del 21.6.2018)
Mobbing e demansionamento, il punto di vista della Cassazione
La Corte Suprema di Cassazione, con la sentenza n. 16247 del 2018, ha reso il seguente principio di diritto: “Il giudice, ai fini della valutazione del mobbing e del demansionamento, non può limitarsi a considerare ammissibile e quasi inevitabile il sarcasmo dei compagni di lavoro nei confronti del collega, dipendente delle poste, che considerava dequalificante la mansione di portalettere. Per i giudici di merito l’uomo, caratterialmente, dimostrava una “notoria ancestrale ripugnanza” per attività utili o sociali a fronte di una netta preferenza per le mansioni da svolgere seduto alla scrivania” (dal Quotidiano del Diritto del Sole 24 Ore del 21.6.2018).
Licenziamento collettivo, illegittimo se non sono indicati i criteri di scelta al sindacato
La Sezione Lavoro della Corte Suprema di Cassazione, con la sentenza n. 16144 del 2018, ha reso il seguente principio di diritto: “illegittimo il licenziamento che non sia contestuale alla comunicazione al sindacato indicando i criteri di scelta del licenziamento collettivo” (dal Quotidiano del Diritto del Sole 24 Ore del 20.6.2018).
Integrazioni salariali straordinarie per apprendistato professionalizzante nel settore editoria
L’INPS, con il Messaggio n. 2449 del 2018, ha fornito informazioni circa l’estensione delle integrazioni salariali straordinarie ai lavoratori assunti con contratto di apprendistato professionalizzante del settore editoria.
Rito Fornero, licenziamento illegittimo e diritto alla indennità sostitutiva
La Sezione Lavoro della Corte Suprema di Cassazione, con la sentenza n. 16024 del 2018, ha reso il seguente principio di diritto in merito all’applicazione del rito Fornero: “in relazione a un licenziamento illegittimo correttamente i giudici hanno applicato il rito Fornero con riconoscimento al lavoratore dell’indennità sostitutiva della reintegra” (dal Quotidiano del Diritto del Sole 24 Ore del 19 giugno 2018).
Falso ideologico, via libera al licenziamento del dipendente
La Sezione Lavoro della Corte Suprema di Cassazione, con la sentenza n. 15640 del 2018, ha reso il seguente principio di diritto: “Via libera, per falso ideologico, al licenziamento del dipendente della Asl, che dichiara di aver esaminato dei campioni di molluschi in realtà analizzati dagli stessi allevatori. La Corte d’appello aveva negato la legittimità del licenziamento in assenza di danno all’azienda, la Cassazione ricorda però che il dirigente è tenuto ad adempiere alle funzioni pubbliche con disciplina e onore in nome dell’immagine della Pa” (dal Quotidiano del Diritto del Sole 24 Ore del 15.6.2018).
Scarso rendimento, no al licenziamento se non vi è superamento del comporto
La Sezione Lavoro della Corte Suprema di Cassazione, con la sentenza n. 15523 del 2018, ha reso il seguente principio di diritto: “no al recesso del datore per scarso rendimento se le assenze per malattia a macchia di leopardo non hanno complessivamente superato il comporto” (Dal Quotidiano del Diritto del Sole 24 Ore).
Comporto, il datore è vincolato dalla data indicata nel licenziamento
La Sezione Lavoro della Corte Suprema di Cassazione, con la sentenza n. 15095 del 2018, ha reso il seguente principio di diritto in caso di licenziamento per superamento comporto: “Una volta indicato il periodo per il superamento del comporto il datore è vincolato a quella data” (dal Quotidiano del Diritto del Sole 24 Ore del 12.6.2018).













