La III Sezione Penale della Corte Suprema di Cassazione, con la sentenza n. 20725 del 2018, ha stabilito che in caso di omesse ritenute contributive la condanna penale va annullata se l’imprenditore si è attivato in tutti i modi possibili, finanche accendendo ipoteche sui suoi beni privati, per proseguire l’attività di impresa. La Cassazione ha dunque stabilito che “il giudice non può condannare l’imprenditore senza valutare le prove in merito alla grave crisi finanziaria e agli importanti investimenti fatti prima di questa. I due soci avevano acceso delle ipoteche anche sui loro beni personali per superare le difficoltà”. La Cassazione accoglie il ricorso e annulla con rinvio, “malgrado l’imprenditore avesse pagato gli stipendi dei dipendenti come dimostrato dai modelli Dm10” (dal Quotidiano del Diritto del Sole 24 Ore del 11 maggio 2018).
Superamento del periodo di comporto per infortunio sul lavoro, sì al licenziamento del disabile
La Sezione Lavoro della Corte Suprema di Cassazione, con la sentenza n. 11327 del 2018, ha reso il seguente principio di diritto: “Via libera al licenziamento per superamento del periodo di comporto anche se l’infermità del lavoratore disabile era dovuta ad una caduta nel bagno del lavoro. Per la cassazione va provato che la “scivolata” era dovuta ad un difetto del pavimento, non basta che l’azienda consentisse al ricorrente di usare il bagno per i normodotati” (dal Quotidiano del Diritto del Sole 24 Ore del 11 maggio 2018.
Registrare conversazioni al lavoro è legittimo se per autotutela, no al licenziamento
La Corte Suprema di Cassazione, con la sentenza n. 11322 del 2018, ha stabilito che è legittimo registrare conversazioni al lavoro da parte di un dipendente all’insaputa dei colleghi, se serve per tutela dei propri diritti. A tale stregua dunque: “è illegittimo il licenziamento del lavoratore che registra le conversazioni dei colleghi (alle quali partecipa) e fa anche dei filmati all’insaputa di questi, se non diffonde i dati ma li raccoglie in vista di un eventuale procedimento giudiziario. Per il ricorrente – spiega la Cassazione – era il solo modo possibile per acquisire prove del comportamento scorretto tenuto nei suoi confronti, visto il clima di omertà che si era creato sul posto di lavoro. Il licenziamento era scattato per violazione della privacy, per la Suprema Corte invece i dati possono essere raccolti nel legittimo esercizio di un diritto” (dal Quotidiano del Diritto del Sole 24 Ore del 11 maggio 2018).
Concorso irregolare, il ricorrente deve dimostrare il danno da perdita di chances
La Sezione Lavoro della Corte Suprema di Cassazione, con la sentenza n. 11165 del 2018, ha stabilito che in un concorso irregolare, cioè “dichiarato illegittimo per le modalità di svolgimento, ricade sul soggetto che lamenta il danno da perdita di chances, dimostrare in concreto qual è il danno patito. In caso contrario la richiesta è priva di specificità e quindi va respinta”. Infatti, ad avviso della Cassazione, “per la perdita di chance in caso di annullamento di concorso serve un’elevata probabilità, prossima alla certezza che la chance si sarebbe tradotta in beneficio” (dal Quotidiano del Diritto del Sole 24 Ore del 10.5.2018).
Patologie oncologiche, protocollo d’intesa INPS per la tutela disabilità
L’INPS, con comunicato dell’8 maggio 2018, ha reso nota la creazione di un protocollo sperimentale d’intesa per la tutela della disabilità da patologie oncologiche.
Grave insubordinazione, si al licenziamento del dipendente che minaccia il capo
La Sezione Lavoro della Corte Suprema di Cassazione, con la sentenza n. 10964 del 2018, ha reso il seguente principio di diritto: “Sì al licenziamento per grave insubordinazione per il dipendente che dice al capo di non rompere e che sa dove abita”.
Scarso rendimento per assenze giustificate, no all’esonero dal servizio
La Corte Suprema di Cassazione, con la sentenza n. 10963 del 2018, ha reso il seguente principio di diritto in tema di esonero dal servizio per scarso rendimento: “No all’esonero dal servizio per una serie di assenze giustificate però da certificati di malattia”.
Permesso di soggiorno per motivi familiari e svolgimento attività lavorativa
Il Ministero del Lavoro e l’Ispettorato Nazionale del Lavoro, con nota congiunta del 7 maggio 2018, avente hanno fornito chiarimenti circa la possibilità per i cittadini stranieri di svolgere attività lavorativa nelle more del rilascio di un permesso di soggiorno per motivi familiari.
Sindacalista, licenziamento legittimo per critica lesiva dell’immagine del datore di lavoro
La Corte Suprema di Cassazione, con la sentenza n. 10897 del 2018, ha espresso il seguente principio di diritto: “Si al licenziamento del sindacalista per due articoli non veritieri in merito al welfare aziendale” (dal Quotidiano del Diritto del Sole 24 Ore dell’8.5.2018).













