La Sezione Lavoro della Corte Suprema di Cassazione, con la sentenza n. 6987 del 2018, ha dichiarato “illegittimo il licenziamento discriminatorio il cui criterio di scelta, ufficialmente tendente ad alleggerire un reparto, in realtà si basa sulla volontà del datore di punire chi non ha dimostrato flessibilità sui turni” (dal Quotidiano del Diritto del Sole 24 Ore).
Trasferta, il rifiuto può costituire giusta causa di licenziamento
La Sezione Lavoro della Corte Suprema di Cassazione, con la sentenza 6896 del 2018, ha stabilito il seguente principio di diritto: “Legittimo il licenziamento del lavoratore che rifiuti di recarsi in trasferta ” (dal Quotidiano del Diritto del Sole 24 Ore del 21.3.2018).
Condanna penale per fatti estranei al lavoro, il punto della Cassazione
La Sezione Lavoro della Corte Suprema di Cassazione, con la sentenza 6937 del 2018, ha stabilito il seguente principio di diritto “la sentenza di condanna penale estranea ai fatti di lavoro non è idonea a far venire meno la fiducia del datore al temporaneo espletamento dell’incarico fino al verdetto definitivo, tuttavia se i fatti sono di estrema gravità il datore può esercitare prima il diritto di recesso. La cassazione chiarisce inoltre che non si può applicare in via estensiva o analogica l’esercizio da parte del datore della facoltà di recesso per giusta causa relativamente ad un comportamento del lavoratore che integra gli estremi del reato” (dal Quotidiano del Diritto del Sole 24 Ore del 21.3.2018).
Giusta causa, le fattispecie indicate nel ccnl hanno solo valore esemplificativo
La Sezione Lavoro della Corte Suprema di Cassazione, con la sentenza 6606 del 2018, ha stabilito che in caso di licenziamento per giusta causa, le fattispecie indicate nel contratto collettivo hanno esclusivamente valore esemplificativo e non vincolante: si lascia pertanto al giudice la possibilità per ampliare o circoscrivere la portata della condotta inadempiente del lavoratore.
Rischio elettivo per incidente a lavoratore, i chiarimenti della cassazione
La Sezione Lavoro della Corte Suprema di Cassazione, con la sentenza n. 6995 del 2018, ha fatto chiarezza “sulla portata del rischio elettivo in caso di incidente avvenuto ad un lavoratore” (dal Quotidiano del Diritto del Sole 24 Ore del 22.3.2018).
Obbligo contributivo per gli artigiani di fatto, i chiarimenti INPS
L’INPS, con il Messaggio n. 1138 del 2018, ha fornito chiarimenti sull’ obbligo contributivo degli artigiani ed in particolare sulla esatta individuazione dei destinatari dell’iscrizione alla gestione artigiani dei c.d. artigiani di fatto.
Benefici previdenziali per i lavoratori della produzione materiale rotabile ferroviario
L’INPS, con Circolare n. 46 del 2018, ha fornito informazioni circa la trasmissione delle domande relative ai benefici previdenziali per i lavoratori del settore della produzione di materiale rotabile ferroviario.
Dispositivi antinfortunistici, il mancato uso non può esser motivo di licenziamento
La Sezione Lavoro della Corte Suprema di Cassazione, con la sentenza n. 6173 del 2018, ha reso il seguente principio di diritto: “Illegittimo il licenziamento del lavoratore che non utilizza i dispositivi antinfortunistici (le scarpe). Il mancato uso non equivale, infatti, come sosteneva il datore, al danneggiamento” (dal Quotidiano del Diritto del Sole 24 Ore del 15.3.2018).
Lavoro subordinato, le cause di estinzione del rapporto
La Sezione Lavoro della Corte Suprema di Cassazione, con la sentenza 6157 del 2018, ha reso il seguente principio di diritto: “Nel lavoro subordinato privato la tassatività e la tipicità delle cause di estinzione del rapporto escludono risoluzioni automatiche al compimento di determinate età o con il raggiungimento dei requisiti pensionistici” (Dal Quotidiano del Diritto del Sole 24 Ore del 15.3.08).
Licenziamento illegittimo se il lavoratore può svolgere mansioni diverse
Licenziamento illegittimo quello intimato al lavoratore in una procedura collettiva, se il datore di lavoro non tiene in considerazione la professionalità acquisita dal dipendente e la possibilità di assegnarlo a mansioni differenti. È quanto deciso dalla Sezione Lavoro della Corte Suprema di Cassazione, con la sentenza 6147 del 2018.












