Malattia coronarica del dipendente, riconosciuta causa di servizio

Malattia coronarica del dipendente riconosciuta causa di servizio: analisi della sentenza Cassazione 24361, criteri giurisprudenziali sul nesso causale, stress lavorativo e diritto all’equo indennizzo nel pubblico impiego.

Malattia coronarica del dipendente, riconosciuta causa di servizio

Malattia coronarica del dipendente riconosciuta causa di servizio: il quadro giuridico e la giurisprudenza di legittimità

La questione del riconoscimento della malattia coronarica del dipendente come causa di servizio rappresenta uno dei nodi più delicati nel diritto del lavoro pubblico. Quando un lavoratore sviluppa una patologia cardiovascolare in correlazione con le proprie mansioni — in particolare con carichi di responsabilità abnormi o con stress lavorativo cronico — sorge il diritto all’equo indennizzo, a condizione che il nesso causale (o concausale) con il servizio sia adeguatamente dimostrato. Capire come la giurisprudenza valuta questo nesso permette ai dipendenti pubblici e ai loro difensori di costruire una strategia processuale efficace.

Il caso: malattia coronarica e causa di servizio per il dipendente pubblico

La Sezione Lavoro della Corte Suprema di Cassazione, con la sentenza 24361, ha enunciato il seguente principio: «Riconosciuta la causa di servizio per la malattia coronarica del dipendente pubblico trentaseienne che rappresenti l’ente in contenziosi giudiziari e sia responsabile per la sicurezza a causa dell’abnorme carico di responsabilità» (dal Quotidiano del Diritto del Sole 24 Ore).

Vediamo insieme i fatti di causa e le ragioni che hanno indotto la Corte a confermare il riconoscimento della causa di servizio.

I fatti: dall’accertamento medico al giudizio di appello

La Corte di Appello di Palermo, con sentenza del 17.11.2011, rigettando il gravame svolto dall’INPDAP, ha confermato la sentenza di primo grado che, riconosciuta dipendente da causa di servizio la malattia coronarica da cui era affetto il dipendente dell’Istituto, ha condannato l’INPDAP a corrispondere l’equo indennizzo.

La Corte territoriale, aderendo alle conclusioni del consulente tecnico d’ufficio, ha valorizzato una pluralità di elementi:

  • l’età del soggetto (trentaseienne all’epoca della domanda amministrativa), annoverata tra i fattori di rischio cardiovascolare;
  • la familiarità per malattie cardiovascolari;
  • lo stress lavorativo, in soggetto non dedito all’uso di sostanze alcoliche e non fumatore.

In particolare, il dipendente svolgeva le funzioni di rappresentante dell’Ente in contenziosi giudiziari nelle fasi di merito, di Responsabile della sicurezza, di componente del Servizio Autonomo Attività Ispettive e di componente per le procedure di delegificazione. L’abnorme responsabilità assunta in ragione di tali incarichi cumulati è stata qualificata come concausa efficiente dell’insorgenza della patologia coronarica.

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La decisione della Corte di Cassazione: lo stress lavorativo come concausa efficiente

Avverso la sentenza della Corte di Appello, ha proposto ricorso per cassazione l’INPS, successore ex lege dell’INPDAP, sostenendo che il carico lavorativo fosse sì stressante, ma solo in misura moderata. La Corte Suprema ha rigettato il ricorso, confermando che la malattia coronarica del dipendente pubblico era riconducibile a causa di servizio per l’abnorme impegno psico-fisico richiesto dalle mansioni svolte.

Il principio affermato dalla Cassazione è di portata generale: non è necessario che il servizio sia la causa esclusiva della patologia, essendo sufficiente che costituisca una concausa efficiente e determinante. Questo approccio si allinea con la consolidata elaborazione giurisprudenziale in materia di nesso causale nel diritto del lavoro pubblico.

Il quadro normativo: causa di servizio ed equo indennizzo nel pubblico impiego

Il riconoscimento della causa di servizio per malattia coronarica — come per qualsiasi altra patologia — si inserisce nel sistema delineato dal D.P.R. 29 ottobre 2001, n. 461, che disciplina il procedimento per il riconoscimento della dipendenza delle infermità da causa di servizio, nonché la corresponsione dell’equo indennizzo. Il procedimento prevede:

  1. la presentazione della domanda da parte del dipendente;
  2. l’accertamento sanitario da parte del Comitato di Verifica per le Cause di Servizio (già C.P.P.O.);
  3. il provvedimento definitivo dell’amministrazione di appartenenza.

Il nesso causale — o concausale — tra la malattia e il servizio deve essere valutato secondo criteri di probabilità scientifica e non di mera possibilità. La giurisprudenza di legittimità ha chiarito che anche fattori predisponenti preesistenti (come la familiarità cardiovascolare) non escludono il riconoscimento, qualora il servizio abbia accelerato o aggravato l’insorgenza della patologia.

Stress lavorativo e malattie cardiovascolari: i criteri valutativi della giurisprudenza

La sentenza in esame offre un’importante chiave di lettura per tutti i casi in cui un dipendente pubblico sviluppi una malattia coronarica correlata allo stress da lavoro. I criteri che i giudici — e prima ancora i consulenti tecnici — sono chiamati a valutare includono:

  • Intensità e continuità del carico lavorativo: la cumulazione di incarichi eterogenei e ad alto contenuto di responsabilità (come nel caso esaminato: contenzioso, sicurezza, attività ispettive) è indice di un impegno psico-fisico abnorme.
  • Assenza di altri fattori di rischio comportamentali: la circostanza che il soggetto non fumasse e non facesse uso di alcol rafforza il peso causale attribuibile al servizio.
  • Età del dipendente: l’insorgenza di una patologia coronarica in età relativamente giovane (trentasei anni) costituisce un elemento che, in assenza di spiegazioni alternative prevalenti, orienta verso il riconoscimento del nesso con il servizio.
  • Familiarità: non esclude il riconoscimento, ma va ponderata nel giudizio complessivo di causalità.

Implicazioni pratiche per il dipendente e il difensore

Per il dipendente pubblico che intenda ottenere il riconoscimento della malattia coronarica come causa di servizio, la sentenza della Cassazione suggerisce alcune indicazioni operative:

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  • Documentare con precisione la molteplicità e la complessità degli incarichi svolti, preferibilmente attraverso atti ufficiali dell’amministrazione (decreti di nomina, deleghe, ordini di servizio).
  • Raccogliere evidenze mediche che attestino la correlazione temporale tra i periodi di maggiore intensità lavorativa e l’insorgenza o l’aggravamento della patologia.
  • Valorizzare, in sede di consulenza tecnica, l’assenza di fattori di rischio comportamentali alternativi.
  • Contestare, se del caso, le valutazioni dell’amministrazione che qualifichino lo stress come «moderato», producendo documentazione oggettiva sul carico di lavoro effettivo.

FAQ: Malattia coronarica e causa di servizio nel pubblico impiego

La malattia coronarica può essere riconosciuta come causa di servizio anche se il dipendente ha una predisposizione genetica?

Sì. La giurisprudenza di legittimità ha chiarito che la predisposizione genetica o la familiarità per malattie cardiovascolari non esclude il riconoscimento della causa di servizio, a condizione che il servizio abbia costituito una concausa efficiente nell’insorgenza o nell’aggravamento della patologia.

Cosa si intende per «concausa efficiente» nel riconoscimento della causa di servizio?

Per concausa efficiente si intende un fattore che, pur non essendo l’unica causa della malattia, ha contribuito in modo determinante alla sua insorgenza o al suo aggravamento. Non è quindi necessario che il servizio sia la causa esclusiva: è sufficiente che abbia avuto un ruolo rilevante nel processo patogenetico.

Lo stress lavorativo è sufficiente a fondare il riconoscimento della causa di servizio per malattia coronarica?

Lo stress lavorativo può costituire concausa efficiente, ma deve essere qualificato: non uno stress ordinario e fisiologico, bensì un impegno psico-fisico abnorme, documentato e protratto nel tempo. La Cassazione ha confermato il riconoscimento proprio in presenza di un carico di responsabilità eccezionale, derivante dalla cumulazione di incarichi ad alto contenuto di rischio e complessità.

Qual è il procedimento per ottenere l’equo indennizzo per malattia coronarica riconosciuta causa di servizio?

Il dipendente deve presentare domanda all’amministrazione di appartenenza, che avvia il procedimento di accertamento sanitario. Il Comitato di Verifica per le Cause di Servizio esprime il proprio parere, che l’amministrazione recepisce nel provvedimento definitivo. In caso di diniego, è possibile ricorrere all’autorità giudiziaria ordinaria (giudice del lavoro), come avvenuto nel caso esaminato.

Per approfondire la disciplina della malattia coronarica riconosciuta causa di servizio e il relativo diritto all’equo indennizzo, è possibile consultare la sentenza 24361 disponibile cliccando sul link.

 

La Redazione di Diritto & Lavoro

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Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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