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L’XI Rapporto “Gli stranieri nel mercato del lavoro in Italia”, pubblicato oggi dal Ministero del Lavoro,  ha evidenziato che i lavoratori migranti sono coloro che hanno registrato conseguenze più gravi dalla pandemia da covid-19.

Al livello demografico, al 1° gennaio 2020 sono 42,7 milioni gli stranieri regolarmente soggiornanti nell’Unione Europea che rappresentano l’8,3% della popolazione totale ed in particolare, in Italia ve ne sono 5.039 milioni, ossia l’11,8% del totale degli stranieri residenti.

In Italia, poi, la popolazione totale residente al 1° gennaio 2021 ammonta a 59,258 milioni con un calo dello 0,6% rispetto a quella del 2020.

Nel nostro Paese è la comunità con cittadinanza rumena quella più numerosa (1,145 milioni), seguono gli albanesi (422 mila) e marocchini (414 mila).

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Nel biennio 2019-2020 vi sono invece stati degli incrementi tra le persone di cittadinanza egiziana, britannica, del Bangladesh e brasiliana.

Il Rapporto ha anche evidenziato che il calo dell’occupazione, il parallelo travaso nell’inattività e l’allargamento della povertà legati alla pandemia hanno colpito in modo sproporzionato i lavoratori migranti in Italia. Tutto ciò risulta dai dati di diverse fonti istituzionali che restituiscono un quadro dettagliato della partecipazione dei lavoratori migranti al lavoro e al welfare in Italia.

Concentrandosi sul 2020, questa edizione del Rapporto dà conto delle prime conseguenze dell’emergenza COVID-19, anche con analisi dedicate alle misure straordinarie messe in campo dal Governo.

Dal Rapporto è scaturito che gli occupati stranieri in Italia sono 2,3 milioni, circa il 10% del totale, ma il 35% degli occupati spariti nel 2020 (160 mila su 450 mila) sono stranieri. Gli occupati italiani sono calati dell’1,4%, gli extra UE del 6%, i comunitari del 7,1%. Parallelamente, gli inattivi italiani sono aumentati del 3,1%, gli extra UE del 15,1%, i comunitari del 18,7%.  Le donne straniere sono sempre più penalizzate (-10% di occupate extra-Ue nel 2020, contro il -3,4% di occupati extra UE e -1,6% di occupate italiane) e notevoli differenze si registrano anche tra settori e comunità diverse.

Il Rapporto mostra che, a parità di altre condizioni, gli stranieri hanno più probabilità degli italiani di perdere il posto. Il rischio è massimo per le giovani donne straniere, con basso livello di istruzione, occupate in professioni low skill e residenti nel meridione. Lo stesso identikit è anche al vertice della vulnerabilità percepita, quella delle persone che oggi temono di perdere il lavoro.

Intanto, le famiglie in povertà assoluta sono nel 28% dei casi famiglie con stranieri (che però rappresentano meno del 9% delle famiglie in Italia) e l’incidenza di povertà assoluta è al 25% tra le famiglie con almeno uno straniero, mentre tra le famiglie di soli italiani si ferma al 6%. Nelle varie edizioni del reddito di emergenza, la misura di sostegno economico varata durante la pandemia, l’incidenza dei beneficiari extra UE oscilla tra il 25% e il 40%, anche se i cittadini extra UE sono solo il 6% della popolazione residente.

Il rapporto “Gli stranieri nel mercato del lavoro in Italia” 2021 è curato dalla Direzione Generale dell’immigrazione e delle politiche di integrazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con il supporto di ANPAL Servizi, in collaborazione con la Direzione Generale dei Sistemi Informativi, dell’Innovazione Tecnologica, del Monitoraggio dati e della Comunicazione, l’INPS, l’lNAIL e Unioncamere. L’XI edizione è arricchita da uno scenario sovranazionale tracciato dall’Ocse e da un approfondimento su stranieri e povertà curato dall’Istat.

Oltre all’edizione integrale e alla Sintesi delle principali evidenze, sono disponibili online sul sito del Ministero del Lavoro una presentazione interattiva (https://infogram.com/sintesi-xi-rapporto-annuale-2021-1h7k230djre0g2x) e un cruscotto statistico (https://public.tableau.com/app/profile/anpalservizi/viz/shared/G8CWTYFK4) per navigare tra i dati su assunzioni, cessazioni e occupati.

(Fonte: Ministero del Lavoro)

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