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L’assegno di ricollocazione entrerà a regime non più ad aprile, ma dal prossimo mese di maggio (la data precisa ancora non si conosce), come risulta dalla Delibera n. 14 del 2018 dell’ANPAL (che ha annullato e sostituito la delibera n. 3 del 2018). Il ritardo pare sia dovuto al coinvolgimento dei patronati che di fatto ha allungato i tempi per la messa a punto dell’operazione (in particolare della messa a punto delle procedure informatiche). Attualmente i patronati coinvolti sono: Acli, Enapa, Enasco, Encal-Inpal, Epas, Inapa, Inas, Inca, Italuil, Sias, Senas, Enac, Anmil, Inac, Labor, Epasa-Itaco, Acai, Epaca.

L’assegno di ricollocazione, si rammenta, nasce come strumento di aiuto per le persone disoccupate affinché possano migliorare le possibilità di trovare una ricollocazione nel mondo del lavoro. La ricollocazione, destinata a chi percepisce la Naspi da almeno quattro mesi, è stata estesa anche ai beneficiari del REI – Reddito di inclusione attiva (misura a contrasto della povertà) e ai lavoratori in cassa integrazione guadagni straordinaria – CIGS nell’ambito dell’accordo di ricollocazione di cui alla legge di bilancio per il 2018 (ma per questi saranno emanate nel prosieguo indicazioni specifiche da parte degli Enti preposti).

Come precisa l’ANPAL, l’assegno di ricollocazione viene riconosciuto non alla persona disoccupata, ma al soggetto che ha fornito il servizio di assistenza alla ricollocazione e solo se la persona titolare dell’assegno trova lavoro.

L’importo dell’assegno varia da un minimo di 250 euro ad un massimo di 5000 euro, a seconda del tipo di contratto alla base del rapporto di lavoro e del grado di difficoltà (profiling) per ricollocare la persona disoccupata.

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Le tipologie di contratto per le quali si riconosce l’esito occupazionale sono il tempo indeterminato (in tal caso l’assegno viene corrisposto in due tranche semestrali), compreso l’apprendistato e il tempo determinato (in tal caso l’assegno viene versato in un’unica tranche al momento della sottoscrizione del contratto) maggiore o uguale a sei mesi.

La ricollocazione costituisce la prima misura di politica attiva del lavoro di livello nazionale coordinata dall’ANPAL e gestita tramite la rete pubblico-privata dei servizi per il lavoro.

(Fonte: ANPAL)

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