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Jobs Act e nuova ASPI dal prossimo giugno:

Entro il corrente mese di dicembre sarà sicuramente approvato il decreto attuativo del Jobs Act (presumibilmente il giorno 22, data in cui è stato convocato l’ultimo Consiglio dei Ministri prima di Natale) sia in tema di contratto di assunzione a tutele crescenti che di Aspi l’ammortizzatore sociale che – grazie alla emananda normativa – sarà esteso, a partire dal prossimo giugno, a tutti coloro che perderanno il lavoro.

Per gli “addetti ai lavori” vi sono vari punto che debbono essere chiariti durante la redazione dei due decreti legislativi di attuazione. Ed infatti per quanto riguarda il contratto a tutele crescenti si vuole evitare di “appesantire” le piccole imprese, che non rientrano nell’applicazione dell’art. 18 Statuto del Lavori, con indennizzi troppo pesanti in caso di illegittimità del licenziamento per motivi economici: probabilmente l’indennizzo sarà mantenuto tale e quale a quello attuale e cioè da un minino di 2,5 ad un massimo di 6 mensilità in base all’anzianità di servizio.

Invece, per quanto riguarda la nuova Aspi (o Naspi, come è stata ribattezzata dagli addetti ai lavori) questa verrà estesa ai lavoratori assunti con contratto di collaborazione coordinata e continuativa e non soltanto ai lavoratori a progetto (in relazione anche alla probabile eliminazione nel tempo di questa forma contrattuale); il sussidio dell’indennità dovrebbe essere prolungato fino a 24 mesi (con la riforma Fornero la durata massima è stabilita in 18 mesi) per i lavoratori che hanno carriere contributive rilevanti; anche ai giovani lavoratori con carriere contributive discontinue potrebbe essere estesa l’indennità, ma la durata e gli importi dovranno essere definiti nel decreto legislativo di attuazione; l’eventuale introduzione, dopo la fruizione dell’Aspi, di un assegno di disoccupazione limitato ai lavoratori sempre in disoccupazione involontaria, che presentino valori ridotti dell’indicatore della situazione economica (Isee), con previsione di obblighi di partecipazione del beneficiario a programmi di reinserimento lavorativo, proposti dai servizi competenti.

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Infine, per quanto concerne la contribuzione dell’Aspi a carico dei datori e prestatori di lavoro, con i nuovi decreti legislativi di attuazione non dovrebbe mutare la proporzione attuale e cioè un carico di due terzi sui datori di lavoro e di un terzo sui lavoratori.

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