La Corte Suprema di Cassazione, con la Sentenza n. 3896 del 2019, ha ribadito un importante principio in tema di sanzioni disciplinari e cioè quello secondo il quale spetta in via esclusiva al datore di lavoro il potere di applicarle e di stabilirne l’entità in base alla gravità dell’illecito commesso dal lavoratore. Infatti ad avviso della Corte Suprema, tale facoltà rientra nel più ampio potere di organizzazione dell’impresa quale espressione della libertà di iniziativa economica garantita dall’articolo 41 della nostra Costituzione. Per tale motivo dunque, il giudice, chiamato a decidere della legittimità di una sanzione, non può né sostituirsi al datore di lavoro né tanto meno rideterminarne la misura (anche qualora ritenga la sproporzione tra violazione accertata e misura sanzionatoria applicata).
Giustificato motivo oggettivo, non è sufficiente dimostrare solo la crisi aziendale
La Corte Suprema di Cassazione, con la sentenza n. 4946 del 2019, relativamente al licenziamento individuale per giustificato motivo oggettivo, ha stabilito che il datore di lavoro non deve soltanto dimostrare la crisi aziendale, ma anche le ragioni organizzative e produttive che hanno portato alla decisione di sopprimere la posizione lavorativa cui era addetta la lavoratrice licenziata.
Trattamento economico minimo garantito ai lavoratori delle Coop
La Corte Suprema di Cassazione, con la sentenza n. 4951 del 2019, ha stabilito che indipendentemente dal contratto collettivo applicato, ai lavoratori delle cooperative deve essere garantito un trattamento economico minimo che non sia inferiore ai minimi previsti, per le medesime prestazioni, dal contratto collettivo di settore o della categoria affine siglato dalle Organizzazioni Sindacali e Datoriali comparativamente più rappresentative.
Licenziamento orale, l’onere della prova spetta sempre al lavoratore
La Corte Suprema di Cassazione, con la Sentenza n. 3822 del 2019, ha stabilito che è onere del lavoratore fornire la prova del licenziamento orale impugnato.
Permessi sindacali e utilizzo a scopo personale, si al licenziamento
La Corte Suprema di Cassazione, con la sentenza n. 4943 del 2019, ha confermato la legittimità del licenziamento per chi svolge attività ludiche durante i permessi sindacali (dal Quotidiano del Diritto del Sole 24 Ore del 21.2.2019).
Risoluzione del rapporto di lavoro per mutuo consenso
La Sezione Lavoro della Corte Suprema di Cassazione, con la sentenza n. 4224 del 2019, ha reso il seguente principio di diritto: “La mera inerzia del lavoratore dopo la scadenza del contratto a termine non è sufficiente a ritenere sussistente una risoluzione del rapporto per mutuo consenso”.
Lettera di licenziamento e sua interpretazione secondo la Cassazione
La Corte Suprema di Cassazione, con Ordinanza n. 3193 del 2019, ha reso il seguente principio di diritto: “La lettera di licenziamento con la quale il datore di lavoro manifesta la propria intenzione di recedere dal rapporto che lo lega a un proprio dipendente deve essere letta in maniera tale da collegare e raffrontare tutte le frasi e le parole in essa contenute, al fine di chiarirne il significato e valutarne la legittimità”.
Omosessualità presunta del dipendente, le continue offese vanno risarcite
La Corte Suprema di Cassazione, con la sentenza 4815 del 2019, ha rigettato il ricorso di un datore di lavoro contro il risarcimento del danno morale nei confronti di un dipendente “ripetutamente offeso per la presunta omosessualità da parte del legale rappresentante” (dal Quotidiano del diritto del Sole 24 ore del 20.2.2019).
Ricongiunzione contributiva, aggiornato il tasso di interesse
L’INPS, con la Circolare n. 30 del 2019, ha aggiornato i coefficienti da utilizzare per i piani di ammortamento degli oneri per la ricongiunzione contributiva dei liberi professionisti.












