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La Corte Suprema di Cassazione, con la sentenza n. 13667 del 2018, ha reso il seguente principio di diritto: “L’illegittimità del recesso imposto al dirigente per la mancata contestazione dell’addebito fa scattare il diritto al danno in base a quanto previsto dal codice civile, o nel caso in ci questo sia applicabile dall’articolo 18” (dal Quotidiano del Diritto del Sole 24 Ore del 31.5.2018).

Vediamo insieme i fatti di causa di cui alla sentenza 13667/2018.

La Corte d’Appello di Roma, chiamata a pronunciarsi sulla revocazione della sentenza della medesima Corte d’Appello n. 3143 del 2014 – che aveva accolto l’appello proposto da … nei confronti dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) avverso la sentenza del Tribunale di Roma che aveva rigettato l’impugnazione del licenziamento irrogato in data 9 settembre 2004 – con la sentenza n. 3462 del 2016, riteneva ammissibile il ricorso per revocazione dell’ASI, ma nel merito accoglieva l’apello del … in quanto, a differenza di quanto affermato dal Tribunale, era stato violato l’art. 18 del CCNL dirigenti – enti di ricerca, perché il … non aveva ricevuto informazione scritta e specifica dell’infrazione addebitata, e sussisteva l’onere del datore di lavoro di invitare il lavoratore a discolparsi.

L’art. 18 del CCNL dirigenti attuava la previsione generalmente valida per l’esercizio del potere disciplinare di cui all’art. 7 della legge n. 300 del 1970.

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Nella lettera del 28 luglio 2004, non vi era menzione dell’aspetto disciplinare e non vi erano addebiti specifici, ma solo il rinvio ad una lettera anonima, con la finalità di chiedere notizie al lavoratore sulla veridicità o meno delle informazioni rese.

La Corte d’Appello dichiarava l’illegittimità del licenziamento e condannava l’ASI al pagamento in favore del … delle retribuzioni maturate dalla data del licenziamento al 9 luglio 2006, oltre interessi legali come per legge.

Avverso la predetta sentenza proponeva ricorso per cassazione l’ASI che veniva rigettato dalla Corte Suprema.

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