Congedo straordinario retribuito e reintegrazione per licenziamento illegittimo

Congedo straordinario retribuito e reintegrazione per licenziamento illegittimo: la Cassazione chiarisce che l’assistenza notturna al disabile grave giustifica il congedo e che l’insussistenza del fatto addebitato impone la reintegrazione. Analisi…

Accompagnamento, semplificazione delle modalità di accesso all’indennità

Congedo straordinario retribuito e reintegrazione per licenziamento illegittimo: il quadro normativo e la pronuncia della Cassazione

Il rapporto tra congedo straordinario retribuito e reintegrazione per licenziamento illegittimo è uno dei nodi più delicati del diritto del lavoro italiano. Quando un datore di lavoro contesta l’abuso di un congedo straordinario e procede al licenziamento, si apre una questione cruciale: il fatto addebitato è davvero sussistente? E quali tutele spettano al lavoratore ingiustamente licenziato? La Corte Suprema di Cassazione, con la sentenza 29062, ha fornito risposte decisive, chiarendo che l’assistenza notturna al familiare disabile grave è sufficiente a giustificare il congedo e che, in caso di insussistenza del fatto contestato, scatta la tutela reintegratoria piena.

Il congedo straordinario retribuito ex art. 42, comma 5, D.Lgs. 151/2001: fondamenti normativi

Il congedo straordinario retribuito è disciplinato dall’art. 42, comma 5, del D.Lgs. 151/2001 (Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità). La norma riconosce al lavoratore dipendente il diritto di astenersi dal lavoro per un periodo massimo di due anni, continuativi o frazionati, al fine di assistere un familiare convivente con disabilità grave ai sensi dell’art. 3, comma 3, della L. 104/1992.

I presupposti essenziali per accedere al congedo straordinario retribuito sono:

  • la convivenza con il soggetto disabile grave;
  • la continuità e globalità dell’intervento assistenziale;
  • l’autorizzazione dell’INPS, che verifica la sussistenza dei requisiti di legge.

La ratio della disposizione è garantire al disabile grave un’assistenza adeguata da parte del nucleo familiare, evitando che il lavoratore-caregiver sia costretto a scegliere tra il proprio impiego e il sostegno al congiunto. Capire la portata di questa norma permette di valutare correttamente la legittimità del comportamento del lavoratore e, di conseguenza, la fondatezza di un eventuale licenziamento disciplinare.

Il caso: abuso del congedo straordinario o assistenza notturna legittima?

La Corte Suprema di Cassazione ha ritenuto illegittimo il licenziamento di un lavoratore che aveva ottenuto dall’INPS l’autorizzazione a usufruire di un congedo straordinario retribuito per assistere di notte la madre malata ai sensi dell’art. 42, comma 5, del D.Lgs. 151/2001. Il datore di lavoro, con l’ausilio di investigatori privati, aveva scoperto che il lavoratore, durante il periodo di congedo straordinario, di giorno non si recava presso l’abitazione della madre disabile grave, ma rimaneva nella propria, ritenendo integrato un abuso del congedo straordinario di cui fruiva.

Di seguito riportiamo l’articolo pubblicato dal Sole 24 Ore (Firma: Angelo Zambelli; titolo: “Congedo anche per le cure notturne”), che ricostruisce nel dettaglio i fatti e la decisione della Suprema Corte.

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Un lavoratore ha ottenuto dall’Inps l’autorizzazione a usufruire del congedo straordinario retribuito in base all’articolo 42, comma 5, del Dlgs 151/2001, per assistere la madre malata e secondo la Cassazione tale permesso è giustificato dalla sola assistenza notturna.
I fatti
Una volta verificato, tramite investigatori privati, che nelle otto giornate oggetto di accertamento il lavoratore durante il giorno non è stato visto nell’abitazione della madre ma presso la propria, la datrice di lavoro ha contestato al dipendente di aver abusato del congedo riconosciutogli, tenendo un comportamento difforme «sia rispetto a quella necessità di un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale… nei confronti della persona in condizione di handicap in situazione di gravità, sia in relazione al necessario requisito della convivenza con il soggetto disabile grave, così come invece previsto dalle disposizioni di legge e dall’Inps».
Al termine del procedimento disciplinare, il lavoratore è stato licenziato nonostante si sia giustificato affermando di aver prestato assistenza notturna alla madre, e nonostante risultasse dalla certificazione medica specialistica «che costei aveva tendenza alla fuga, insonnia notturna e tratti di ipersonnia diurna, per cui si poneva la necessità per il figlio di restare sveglio la notte al fine di assistere il genitore insonne ed evitare possibili fughe, già verificatesi in passato».
Decisioni contrastanti
Il licenziamento è stato ritenuto illegittimo sia dal tribunale, che ha ordinato la reintegrazione del lavoratore, sia dalla Corte di appello, che tuttavia ha escluso il diritto alla reintegrazione e ha condannato la datrice di lavoro al pagamento dell’indennità risarcitoria prevista dal quinto comma dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori.
In particolare la Corte territoriale ha ritenuto illegittimo il recesso in quanto il datore di lavoro non è riuscito a provare che l’assistenza da parte del lavoratore alla propria madre non fosse effettivamente prestata durante le ore notturne, alternandosi poi durante il giorno con altre persone, sì da poter fare ritorno alla propria abitazione per riposare. Considerato però che «l’assistenza, per essere adeguata, avrebbe dovuto essere prestata in via principale e privilegiata da parte del lavoratore e solo in via residuale da altre persone», la Corte di appello ha concluso che il fatto addebitato non poteva essere ritenuto insussistente, accordando al posto della reintegrazione la sola tutela indennitaria.
Vale il certificato
Con la pronuncia depositata dalla Cassazione, la Suprema Corte ha confermato l’illegittimità del licenziamento, ritenendo provata la convivenza e l’assistenza notturna da parte del lavoratore sulla scorta della certificazione medica che dimostrava come la disabile necessitasse di una persona che restasse sveglia di notte.
Quanto, invece, alle conseguenze di tale illegittimità, la Cassazione ha ritenuto che l’addebito disciplinare mosso al lavoratore (ossia non aver prestato alla madre l’assistenza dovuta) fosse da ritenersi insussistente, con conseguente applicazione della tutela reintegratoria.

Reintegrazione per licenziamento illegittimo: quando si applica la tutela reintegratoria

La distinzione tra tutela reintegratoria e tutela indennitaria è centrale nel diritto del lavoro italiano e dipende dalla qualificazione del vizio che inficia il licenziamento. L’art. 18 della L. 300/1970 (Statuto dei Lavoratori), come modificato dalla L. 92/2012 (Riforma Fornero), prevede la reintegrazione nel posto di lavoro quando il fatto materiale contestato al lavoratore risulta insussistente.

Nel caso esaminato dalla Cassazione, la Corte di appello aveva erroneamente escluso la reintegrazione, ritenendo che il fatto non potesse dirsi del tutto insussistente poiché l’assistenza avrebbe dovuto essere prestata in via principale dal lavoratore. La Suprema Corte ha corretto questa impostazione: poiché la certificazione medica dimostrava che la madre necessitava di assistenza notturna — e il lavoratore tale assistenza la prestava — l’addebito disciplinare era privo di fondamento fattuale. Ne consegue che:

  • il fatto contestato è insussistente;
  • si applica la tutela reintegratoria forte ex art. 18, comma 4, Stat. Lav.;
  • la mera tutela indennitaria accordata dalla Corte d’appello è stata ritenuta insufficiente.

Questo principio ha un valore pratico immediato: il lavoratore licenziato per presunto abuso del congedo straordinario retribuito, qualora dimostri di aver effettivamente prestato assistenza al familiare disabile — anche solo in determinate fasce orarie giustificate dalle condizioni cliniche del congiunto — ha diritto alla reintegrazione e non alla sola indennità risarcitoria.

Onere della prova e valore della certificazione medica nel licenziamento per abuso del congedo

Un profilo di particolare rilievo pratico riguarda la distribuzione dell’onere della prova nei giudizi relativi al licenziamento per abuso del congedo straordinario retribuito. Spetta al datore di lavoro dimostrare che il lavoratore non ha prestato l’assistenza per cui il congedo è stato autorizzato. La mera assenza del lavoratore dall’abitazione del familiare disabile durante le ore diurne non è, di per sé, sufficiente a provare l’abuso, qualora le condizioni cliniche del disabile richiedano assistenza prevalentemente notturna.

La certificazione medica specialistica assume in questo contesto un ruolo decisivo: essa costituisce prova documentale delle specifiche esigenze assistenziali del disabile e può dimostrare che l’assistenza notturna — pur non visibile agli investigatori privati durante il giorno — è quella effettivamente necessaria e prestata. Il lavoratore che intenda tutelarsi da contestazioni disciplinari relative al congedo straordinario dovrebbe pertanto:

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  • conservare e produrre tutta la documentazione medica attestante le condizioni del familiare disabile;
  • richiedere certificazioni che specifichino le fasce orarie in cui l’assistenza è necessaria;
  • documentare, ove possibile, le modalità concrete di svolgimento dell’assistenza.

Congedo straordinario retribuito e Jobs Act: il regime applicabile ai contratti a tutele crescenti

Per i lavoratori assunti dopo il 7 marzo 2015 con contratto a tutele crescenti (D.Lgs. 23/2015), il regime sanzionatorio del licenziamento illegittimo è parzialmente diverso rispetto a quello dell’art. 18 Stat. Lav. Tuttavia, anche nel quadro del Jobs Act, la reintegrazione è prevista — tra le altre ipotesi — quando il fatto materiale contestato risulta direttamente dimostrato come insussistente (art. 3, comma 2, D.Lgs. 23/2015).

Il principio affermato dalla Cassazione in materia di congedo straordinario retribuito e reintegrazione per licenziamento illegittimo mantiene quindi piena rilevanza anche per i lavoratori soggetti al regime delle tutele crescenti: l’insussistenza del fatto addebitato — quale l’abuso del congedo — comporta la reintegrazione indipendentemente dalla data di assunzione.

FAQ: Congedo straordinario retribuito e licenziamento illegittimo

Il datore di lavoro può licenziare un lavoratore in congedo straordinario retribuito?

Il datore di lavoro può avviare un procedimento disciplinare e, in esito ad esso, procedere al licenziamento se ritiene che il lavoratore abusi del congedo straordinario retribuito. Tuttavia, se il fatto contestato risulta insussistente — perché il lavoratore ha effettivamente prestato l’assistenza dovuta — il licenziamento è illegittimo e il lavoratore ha diritto alla reintegrazione.

L’assistenza notturna è sufficiente a giustificare il congedo straordinario?

Sì. Secondo la Cassazione, l’assistenza notturna al familiare disabile grave è sufficiente a giustificare il congedo straordinario retribuito, qualora le condizioni cliniche del disabile richiedano tale tipo di assistenza. La mera assenza del lavoratore dall’abitazione del familiare durante le ore diurne non prova l’abuso del congedo.

Cosa si intende per insussistenza del fatto nel licenziamento disciplinare?

L’insussistenza del fatto si verifica quando il comportamento materiale addebitato al lavoratore non è mai avvenuto, oppure — come nel caso del congedo straordinario — quando il lavoratore ha effettivamente tenuto la condotta (l’assistenza al familiare) che il datore di lavoro erroneamente ritiene assente. In questi casi, l’art. 18 Stat. Lav. e l’art. 3, comma 2, D.Lgs. 23/2015 prevedono la reintegrazione nel posto di lavoro.

Gli investigatori privati possono essere usati per controllare un lavoratore in congedo straordinario?

Il datore di lavoro può ricorrere a investigatori privati per verificare comportamenti del lavoratore che esulino dall’esecuzione della prestazione lavorativa, purché nel rispetto della normativa sulla privacy. Tuttavia, le risultanze investigative devono essere valutate nel contesto complessivo della situazione: la sola osservazione diurna non è sufficiente a smentire un’assistenza prevalentemente notturna documentata da certificazione medica.

La Redazione di Diritto & Lavoro

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Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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