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Il lavoro e il dolore raccontati dalle donne:

Era il 1911, a New York, quando 146 operaie morirono nell’incendio della fabbrica tessile “Triangle”. Un secolo dopo, nel 2011, a Barletta, la storia si ripete: questa volta a perdere la vita tra le fiamme sono cinque donne impiegate – in nero – in un maglificio. Passano gli anni, eppure tutto sembra essere rimasto uguale, immutato. Su questo drammatico parallelismo è incentrato “Triangle”, il film della palermitana Costanza Quatriglio che ha vinto il Nastro d’Argento 2015 per il miglior documentario nella categoria “cinema del reale”, assegnato dal Sindacato nazionale giornalisti cinematografici italiani”.

È quanto si legge nel comunicato stampa dell’INAIL del 5 marzo 2015 in merito alla vittoria del Nastro d’Argento al documentario “Triangle” di Costanza Quatriglio nella categoria “cinema reale”, dove la regista facendo un parallelo tra due tragedie sul lavoro che hanno coinvolto donne – quella di New York del 1911 e quella di Barletta ne. 2011 – denuncia in modo esemplare le conseguenze della mancata sicurezza e dello sfruttamento.

Si legge ancora nel comunicato stampa dell’Istituto quanto segue.

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Dall’America al Sud Italia: storie diverse, ma lo stesso dramma. Due tragedie, due storie esemplari per denunciare una stessa condizione di sfruttamento – quello delle donne lavoratrici – che il tempo, purtroppo, sembra non avere scalfito. Da una parte, il più grave incidente nella storia industriale nella storia di New York, la cui risonanza fu tale da riuscire a scuotere le coscienze e a dare linfa alle rivendicazioni della classe operaia in merito ai propri diritti in materia di sicurezza (in molti lo ritengono all’origine della Festa internazionale delle donne, celebrata ogni 8 marzo). Dall’altra, un dramma tutto italiano, consumato in una piccola provincia del Meridione, che ha consegnato alla cronaca la brutale testimonianza di chi – di quei diritti – non ha mai avuto percezione né, tantomeno, garanzia.

Un viaggio di andata e ritorno che, dal passato, porta al presente. Il film di Quatriglio accosta, così, testimonianze del passato e del presente, immagini e vissuti di ieri e di oggi, scegliendo come testimone privilegiato Mariella Fasanella, l’unica operaia estratta viva dalle macerie della palazzina pugliese dove aveva sede il laboratorio tessile divorato dal fuoco. Sono state le sue parole, cariche di compostezza e dignità, ha dichiarato la regista “a illuminare la strada del racconto in un viaggio di andata e ritorno che, guardando al passato, mi ha portato a pensare al presente”. E a lei, “ai familiari delle donne che non ci sono più, alla città di Barletta e ai tanti che ogni giorno cercano di migliorare lo stato delle cose” che la regista ha voluto dedicare il Nastro d’Argento.

La storia come “specchio” per raccontare l’attuale civiltà del lavoro. L’idea del film, ha rivelato Quatriglio, è nata dalla visione di vecchi materiali d’archivio legati alla “Triangle”. Ha dichiarato ancora la regista che “in quel momento ho avuto una sorta di intuizione: se ha senso oggi raccontare quell’episodio, non posso non farlo alla luce della situazione che viviamo, oggi, nella nostra civiltà del lavoro. In questo modo mi sono connessa con la tragedia di Barletta: guardando le immagini che parlano di noi oggi, mi sono avventurata alla fine nel mondo, non solo di Barletta ma delle regole del lavoro di oggi. Ho capito che le regole del lavoro sono tornate indietro”.

Mariella simbolo universale della dignità che vince sulla morte. Unica presenza capace di portare luce in questa tragedia è Mariella, figura bella e indimenticabile, che diventa simbolo universale di tutte le donne lavoratrici segnate da discriminazioni e sfruttamento. Mariella che, estratta dalla macerie dopo dodici ore, nascosta in un cunicolo, aveva guidato i vigili parlando loro al cellulare, nel tentativo disperato di salvare le sue amiche e colleghe. Mariella che, ancora oggi, non si capacita di essere stata la sola a scampare al rogo. “Perché mi sono salvata proprio io?”, si domanda nel film. “Una domanda alla quale non troverà mai una risposta – spiega Quatriglio – se non nel fatto che deve continuare a vivere per chi l’ama e per se stessa. Mariella mi ha insegnato che si può e si deve ricominciare, e che la dignità del lavoro vince sulla morte”.

Per chi volesse vedere il trailer del documentario cliccare sul seguente link: https://www.youtube.com/watch?v=FU0QfmPx4pA

(Fonte: INAIL)

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