L’incubo dei licenziamenti di massa nell’automotive si fa sempre più concreto: dopo il caso Volkswagen in Germania, anche Stellantis finisce sotto i riflettori. Il Ceo Carlos Tavares, intervistato da radio Rtl a margine del Salone dell’Auto di Parigi, ha dichiarato senza mezzi termini: “Non scarto nulla”, riferendosi all’ipotesi di tagli occupazionali nell’ex Fiat qualora la situazione finanziaria del gruppo non dovesse migliorare.
Stellantis e Tavares: i licenziamenti non sono esclusi (sul modello Volkswagen)
La dichiarazione di Carlos Tavares ha scosso il mondo del lavoro italiano e non solo. L’amministratore delegato di Stellantis — già in odor di sostituzione — si è spinto a non escludere un taglio ai posti di lavoro se la salute finanziaria del gruppo automobilistico non dovesse migliorare. Non che finora non sia avvenuto: solo nell’anno in corso in Italia sono state incentivate quasi 3.000 uscite, ma il concetto era sempre stato ammorbidito, affidato alla volontarietà di interrompere il rapporto di lavoro. Adesso, invece, le parole del numero uno dell’ex Fiat sono inequivocabili.
Il parallelo con Volkswagen è inevitabile. Il colosso tedesco ha avviato una ristrutturazione senza precedenti, con la prospettiva di chiudere stabilimenti storici e procedere a licenziamenti collettivi su larga scala. Tavares sembra guardare a quel modello come a un riferimento possibile, pur con le dovute distinzioni legate al contesto normativo italiano ed europeo.
Tavares vuole tagliare, ma non solo
“La salute finanziaria di Stellantis non passa unicamente dalla soppressione di posti” ha poi precisato nell’intervista a Rtl. Bensì “passa attraverso tante altre cose: immaginazione, intelligenza, innovazione. Che è quello che stiamo facendo” ha assicurato Tavares. Per il manager portoghese la soppressione dei posti di lavoro “non è al centro della nostra riflessione strategica“. Ma in ogni caso, l’opzione ufficialmente non può essere esclusa.
Si tratta soltanto di una minaccia al fine d’indurre il Governo Meloni a più miti consigli e dunque andare a incassare aiuti economici di rilievo? Non è ancora chiaro. Certo, però, adesso l’ipotesi licenziamenti — come in Germania sta facendo Volkswagen — è un incubo che per migliaia di famiglie si sta avvicinando.
“Altri hanno creato il caos e voi chiedete a me di risolvere la situazione e di garantire posti di lavoro” si è poi arrabbiato Tavares a Parigi. Come se non fosse lui l’attuale ‘timoniere’ di Stellantis. “Non sono un mago, sono un essere umano come voi” ha detto ancora l’ad rispondendo ai cronisti italiani a margine del Salone dell’Auto. E di fatto sminuendo il suo ruolo di amministratore delegato di una delle più grandi aziende automobilistiche del mondo. “Mi chiedete di risolvere problemi creati da altri. Per risolvere quelle situazioni potrei dover fare cose che non saranno accolte bene” ha insistito l’ad. Secondo lui il problema fondamentale è la regolamentazione imposta dall’Unione europea sull’elettrificazione del comparto automobilistico.
Il dramma delle auto elettriche e la pressione cinese
Del resto, al quotidiano francese Les Echos Tavares aveva già dichiarato che le misure protezionistiche sulle auto cinesi, con i dazi e la chiusura delle frontiere, saranno alla fine controproducenti. “Non aiuta. Investire in fabbriche sul suolo europeo consentirà ai produttori cinesi di evitare le tariffe. Inoltre, la loro impronta europea sarà in parte finanziata dai sussidi statali nei Paesi a basso costo. Non dovrebbe quindi sorprendere se i siti dovessero chiudere per compensare le sovraccapacità” ha avvertito. Un concetto già espresso in precedenza, visto che di fronte alla volontà del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, intenzionato a portare un costruttore cinese in Italia, aveva minacciato “vittime” se fosse avvenuto.
Le auto cinesi vendute in Europa sono ora oggetto di una tassa all’importazione fino al 45%. Alcuni costruttori del Dragone, come Byd, hanno già annunciato di aprire siti in Europa per evitare le sovratasse. Vede un rischio per i siti Stellantis? “Non bisogna escludere nulla” ha sottolineato Tavares. Che poi ha aggiunto: “Se i cinesi prendono 10% delle quote di mercato in Europa al termine della loro offensiva, questo vuol dire che peseranno per 1,5 milioni di auto. Questo rappresenta sette fabbriche di assemblaggio. I costruttori europei dovranno allora sia chiudere, sia trasferirle ai cinesi“.
Cosa succederebbe ai lavoratori Stellantis in caso di licenziamenti collettivi?
Dal punto di vista giuslavoristico, un’eventuale procedura di licenziamento collettivo in Stellantis Italia dovrebbe seguire il percorso previsto dalla Legge 223/1991, che disciplina i licenziamenti collettivi nelle imprese con più di quindici dipendenti. L’azienda sarebbe tenuta ad aprire una procedura di consultazione sindacale della durata minima di 45 giorni (prorogabili), comunicando alle organizzazioni di categoria e alle istituzioni competenti il numero dei lavoratori in esubero, i criteri di scelta e le misure di accompagnamento previste.
In alternativa — e questo è lo strumento che finora Stellantis ha privilegiato — l’azienda può ricorrere alla Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS), che consente di sospendere i lavoratori mantenendo il rapporto di lavoro e garantendo un’indennità pari all’80% della retribuzione. La CIGS rappresenta il principale ammortizzatore sociale nel settore manifatturiero italiano e costituisce un cuscinetto temporaneo prima di eventuali decisioni più drastiche.
Il confronto con il modello Volkswagen è illuminante proprio sotto questo profilo: in Germania il sistema di Kurzarbeit (lavoro ridotto) offre protezioni analoghe, ma la struttura contrattuale e il peso dei sindacati tedeschi — in particolare IG Metall — rendono il percorso verso i licenziamenti secchi più lungo e politicamente costoso. In Italia, il ruolo di FIOM-CGIL, FIM-CISL e UILM sarà determinante nell’eventuale negoziazione.
Il ruolo del Governo e le possibili tutele per i lavoratori
Le dichiarazioni di Tavares arrivano in un momento di forte tensione tra Stellantis e l’esecutivo italiano. Il Governo Meloni ha più volte sollecitato il gruppo a mantenere gli impegni produttivi sul territorio nazionale, condizionando eventuali incentivi pubblici al rispetto dei livelli occupazionali. Sul piano normativo, il Ministero del Lavoro dispone di strumenti per monitorare e condizionare le procedure di riduzione del personale nelle grandi imprese, inclusa la possibilità di prorogare la CIGS e di attivare contratti di solidarietà.
👉 Leggi anche: Licenziamento per falsificazione di firme: diritti del lavoratore
Per i lavoratori coinvolti, capire per tempo quali tutele si applicano al proprio contratto — a partire dall’inquadramento nel CCNL Metalmeccanici — permette di valutare le opzioni disponibili: dall’adesione a eventuali incentivi all’esodo volontario, fino alla verifica dei requisiti per l’accesso anticipato alla pensione attraverso strumenti come Quota 103 o l’APe sociale.
FAQ: Stellantis, Tavares e il rischio licenziamenti
Tavares ha davvero detto che licenzierà i dipendenti Stellantis?
Non ha annunciato licenziamenti, ma ha dichiarato esplicitamente di “non escludere nulla”, compresa la soppressione di posti di lavoro, qualora la situazione finanziaria del gruppo non migliorasse. Un’apertura che, nel linguaggio aziendale, equivale a tenere aperta l’opzione.
Cosa sta facendo Volkswagen che Stellantis potrebbe imitare?
Volkswagen ha avviato una ristrutturazione profonda che prevede la chiusura di alcuni stabilimenti tedeschi e licenziamenti collettivi su larga scala, rompendo con decenni di accordi di protezione occupazionale. Tavares ha citato implicitamente questo modello come possibile riferimento per Stellantis.
Quanti lavoratori Stellantis sono già usciti in Italia?
Solo nell’anno in corso, quasi 3.000 dipendenti hanno lasciato il gruppo attraverso incentivi all’esodo volontario. Si tratta di uscite concordate, non di licenziamenti unilaterali.
Quali ammortizzatori sociali si applicano in caso di crisi Stellantis?
Il principale strumento è la Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS), che garantisce l’80% della retribuzione ai lavoratori sospesi mantenendo il rapporto di lavoro. In caso di licenziamenti collettivi, si applicherebbe la procedura prevista dalla Legge 223/1991 con obbligo di consultazione sindacale.
Il Governo italiano può impedire i licenziamenti in Stellantis?
Il Governo non può vietare direttamente i licenziamenti in un’azienda privata, ma può condizionare l’erogazione di incentivi pubblici al mantenimento dei livelli occupazionali e attivare tavoli di crisi presso il Ministero del Lavoro per trovare soluzioni negoziate.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.


