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Estratto conto contributivo errato lNPS ne risponde:

In caso di estratto conto contributivo errato sarà l’INPS a risponderne, poiché il potere certificativo riconosciuto all’Istituto previdenziale e il conseguente valore probante del certificato rilasciato nell’esercizio di siffatto potere, garantiscono il principio della tutela del legittimo affidamento del cittadino.

In particolare, la pubblica amministrazione è gravata, anche per il tramite delle clausole generali di correttezza e buona fede (art. 1175 e 1375 c.c.), applicabili alla stregua dei principi di imparzialità e di buon andamento di cui all’art. 97 della Costituzione, dell’obbligo di non frustrare la fiducia di soggetti titolari di interessi indisponibili, fornendo informazioni errate o anche dichiaratamente approssimative. Informazioni di tali natura devono ritenersi non conformi a correttezza, in quanto rese da enti pubblici dotati di poteri di indagine e certificazione, nonché incidenti su interessi al conseguimento e godimento di beni essenziali della vita, come quelli garantiti dall’art. 38 della Costituzione.

È quanto stabilito dalla sentenza n. 8604 del 2016 con la quale la Corte di Cassazione ha riconosciuto la responsabilità dell’INPS per gli errori contenuti in un estratto conto contributivo richiesto da un lavoratore.

La vicenda all’esame della Corte Suprema riguardava infatti un lavoratore che nel 2001 aveva chiesto e l’INPS aveva rilasciato un estratto conto contributivo sulla base del quale, nell’anno 2003, aveva accettato la messa in mobilità da parte dell’azienda, con la prospettiva di accedere alla pensione nel successivo anno 2006. Al momento della domanda di pensione però si scopriva che l’estratto conto in questione conteneva errori sulla situazione contributiva e di conseguenza il lavoratore rimaneva senza pensione dall’aprile 2006 all’ottobre 2007.

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La Corte, come si è detto, con la sentenza n. 8604/2016 ha quindi ritenuto che l’estratto conto contributivo rilasciato dall’INPS, anche se in forma non “ufficiale” di un certificato (nel caso di specie si tratta di una videata di computer) può essere utilizzato dal lavoratore per calcolare la data del suo pensionamento, e, in caso di errori nel documento, l’INPS è chiamato a risponderne.

Ma vi è di più.

La Corte, infatti, ha altresì ritenuto che neanche il fatto che il lavoratore non abbia chiesto un estratto conto aggiornato prima di accettare il licenziamento esonera l’Inps dalle sue responsabilità.

 

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