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Contributi troppo elevati lavoratori autonomi:

Categorie di lavoratori autonomi hanno contributi troppo elevati in cambio di prestazioni limitate. Informatici, consulenti, formatori, fotografi, grafici, pubblicitari e traduttori sono alcuni dei professionisti iscritti alla gestione separata che dietro prestazioni previdenziali limitate (per malattia e/o mancanza di committenze) si vedranno aumentare le già elevate aliquote contributive.

È questo l’argomento trattato in un articolo pubblicato oggi (14.8.2015) sul Sole 24 Ore (Firma: Matteo Prioschi; Titolo: “Autonomi, rischio stretta per i contributi”) che vi proponiamo.

Ecco l’articolo.

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Contributi elevati, con la prospettiva di ulteriori incrementi, in cambio di prestazioni limitate. Da anni, ma in particolare dal 2012, le partite Iva iscritte in via esclusiva alla gestione separata dell’Inps conducono una battaglia per contrastare l’aumento dell’aliquota contributiva, ritenuta eccessiva, tanto più che in prospettiva la pensione maturata sarà di importo limitato.

Informatici, consulenti, formatori, fotografi, grafici, pubblicitari, traduttori sono alcune delle categorie di professionisti, senza un albo e una cassa di previdenza obbligatoria, che popolano la gestione separata. Una piccola avanguardia di non circa 200mila persone che interpreta il lavoro secondo i nuovi paradigmi basati sulla flessibilità e l’esternalizzazione delle funzioni. Autonomi che negli anni della crisi hanno visto ridursi i ricavi e godono di tutele limitate in caso di malattia e mancanza di committenze. A fronte di ciò, per effetto della riforma del mercato del lavoro dell’estate 2012, l’aliquota dei contributi previdenziali avrebbe dovuto salire dall’allora 27,72% al 33,72% nel 2018. Un incremento introdotto per garantire un’adeguata copertura previdenziale a questi lavoratori, soggetti al sistema contributivo.

L’aumento, però, è stato rimandato più volte. Con la legge di stabilità per il 2014 è stato disposto il mantenimento del 27,72% anche per quell’anno. Con il decreto milleproroghe di fine 2014 è stata confermata la stessa aliquota anche per il 2015, con la previsione di alzarla di un punto nel 2016 e di un altro nel 2017. In questo modo tra due anni gli iscritti in via esclusiva alla gestione separata dovranno versare il 28,72% di quanto incassato, ma poiché per il 2018 il testo della legge 92/2012 non è stato modificato, si avrebbe un salto al 33,72 per cento.

I vertici di Acta, associazione che rappresenta i diritti dei freelance, hanno sottolineato più volte l’eccessivo peso contributivo, tanto più che è tutto a carico dei professionisti. Infatti c’è la possibilità di esporre in fattura al committente un 4%, ma concretamente non viene utilizzata. Inoltre, a differenza dei collaboratori, l’aliquota è tutta a carico dei lavoratori. Se poi si includono nel confronto i professionisti iscritti agli albi, la differenza è maggiore dato che i contributi chiesti dalle rispettive casse di previdenza in pochi casi superano il 20 per cento.

In effetti il mondo del lavoro autonomo è caratterizzato da una forte eterogeneità per quanto riguarda i contributi previdenziali, tant’è che da qualche anno chi può abbandona la gestione separata. C’è chi, pur non essendo obbligato data l’attività svolta, si è iscritto a un ordine professionale e ha iniziato a versare i contributi al relativo ente previdenziale. Altri sono migrati alla gestione commercianti. Proprio quest’ultima, insieme a quella degli artigiani, costituisce un punto di riferimento. Infatti sempre Acta ha chiesto l’introduzione di un’aliquota unica per tutti i lavoratori autonomi, prendendo come riferimento il 24% che verrà applicato ad artigiani e commercianti dal 2018, oltre a un potenziamento delle prestazioni garantite dalla gestione separata in caso di malattia grave.

Quanto alle prestazioni, essendo soggetti al sistema contributivo e in balia delle fluttuazioni del mercato, questi professionisti rischiano di ritrovarsi dopo decenni con pensioni di importo limitato. Peraltro la gestione separata non prevede un minimo contributivo obbligatorio, ma se si versa meno dell’importo di riferimento l’anzianità accreditata non è di un anno ma viene ridotta in base ai contributi. Le prime pensioni maturate interamente con questa gestione saranno erogate non prima dell’anno prossimo (servono almeno 20 anni di contributi), ma l’entrata a regime vera e propria ci sarà molto più avanti. Ma a fronte della prospettiva di trovarsi con assegni assolutamente inadeguati, si sta già ragionando sull’ipotesi di introdurre una pensione minima. Oltre alla richiesta di Acta in questa direzione c’è una proposta di legge alla Camera (prima firmataria Maria Luisa Gnecchi) che prevede un “premio” nel calcolo dell’assegno per gli iscritti alla gestione separata Inps e una pensione di base finanziata con la fiscalità generale per tutti quelli soggetti al sistema contributivo a cui aggiungere quanto effettivamente maturato con la contribuzione.

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