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L’Italia va verso una significativa produzione di idrogeno per sviluppare al massimo la transizione energetica. In conformità all’orientamento e alla volontà di tutta Europa, anche il nostro Paese sta accrescendo gli sforzi per passare da un’economia basata sui combustibili fossili, specialmente per quel che riguarda la produzione di energia e i trasporti, a una centrata sulle fonti rinnovabili: vento, sole, acqua.   

È una rivoluzione epocale. Serviranno generazioni per portarla a termine. Ma è già cominciata. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), a tutt’oggi misconosciuto nei suoi dettagli dai media come dall’opinione pubblica, prevede la costruzione di 52 valli dell’idrogeno italiane. Il Governo ha stanziato 500 milioni di euro a questo scopo.

Idrogeno, il nuovo ‘oro’ pulito

Cifre e dati sono emersi in questi giorni nel corso di un convegno in occasione di Key – The Energy Transition Expo a Rimini. Un evento organizzato da H2It, l’Associazione italiana idrogeno e l’Enea (l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile). Vi hanno partecipato il ministero dell’Ambiente, la Regione Emilia-Romagna e la Regione Puglia.

Ci sono 50 milioni di euro che sono riservati ai progetti bandiera di rilevanza strategica per le regioni; i restanti 450 milioni finanzieranno la produzione di idrogeno in aree industriali dismesse. La metà dei fondi è destinata a progetti nel Sud e nelle Isole per un totale di 225 milioni. Le regioni con più progetti finanziati sono la Campania, con 6 progetti, seguita dalla Puglia (5) e da Lombardia, Trentino-Alto Adige e Sicilia (4).

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Cos’è l’idrogeno

Come sottolinea sul suo sito Enel Green Power, tra i tanti elementi che compongono la materia, l’idrogeno è il più leggero e il più abbondante. Costituisce quasi il 90% della massa visibile dell’universo, per la maggior parte nella sua forma gassosa, costituita da una semplice molecola a due atomi (H2). Tale molecola, in un’atmosfera ricca di ossigeno come quella terrestre, brucia in modo simile al metano o al gas di città. Tra i combustibili convenzionali, inoltre, l’idrogeno è quello con il massimo contenuto di energia per unità di peso, tre volte superiore a quello della benzina.

Ma l’idrogeno è anche il propellente di cui si alimentano le reazioni di fusione nucleare con cui bruciano le stelle. È da questo straordinario elemento, dunque, che si origina l’energia rinnovabile che ogni giorno la Terra riceve dal Sole. Inoltre, utilizzato nelle celle a combustibile, si combina con l’ossigeno per produrre energia elettrica e acqua. Per le sue caratteristiche, l’idrogeno verde può giocare un ruolo decisivo in un mondo a zero emissioni inquinanti.

La decarbonizzazione

L’elettrificazione tramite energie rinnovabili sarà la strada principale, oltre che la più efficiente per la decarbonizzazione. In ambito aziendale si parla di decarbonizzazione quando si attuano politiche per la riduzione delle emissioni di anidride carbonica (CO2). Nel comparto energetico un processo di decarbonizzazione è, ad esempio, la conversione di una centrale a carbone o a olio combustibile in una centrale meno inquinante.

Tuttavia, ci sono alcuni usi finali che ad oggi sono più difficili da decarbonizzare tramite un processo di elettrificazione diretta. Qui è dove l’idrogeno verde può penetrare per realizzare la piena decarbonizzazione. Questi settori sono anche chiamati “Hard to abate” (difficile da abbattere) e consistono principalmente nel settore industriale, dell’aviazione e marittimo.

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