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Rimborsi pensioni per mancate rivalutazioni:

Come è ormai noto, lo scorso 30 aprile 2015 la Corte Costituzionale ha pubblicato la Sentenza n. 70 del 2015 con la quale ha dichiarato, tra l’altro, la “illegittimità costituzionale dell’art. 24, comma 25, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 (Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici), convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge 22 dicembre 2011, n. 214, nella parte in cui prevede che «In considerazione della contingente situazione finanziaria, la rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici, secondo il meccanismo stabilito dall’art. 34, comma 1, della legge 23 dicembre 1998, n. 448, è riconosciuta, per gli anni 2012 e 2013, esclusivamente ai trattamenti pensionistici di importo complessivo fino a tre volte il trattamento minimo INPS, nella misura del 100 per cento”.

Tale decisione è stata presa nei giudizi di legittimità costituzionale dell’art. 24 di cui sopra, promossi dal “Tribunale ordinario di Palermo, sezione lavoro, con ordinanza del 6 novembre 2013, dalla Corte dei conti, sezione giurisdizionale per la Regione Emilia-Romagna, con due ordinanze del 13 maggio 2014, e dalla Corte dei conti, sezione giurisdizionale per la Regione Liguria, con ordinanza del 25 luglio 2014, rispettivamente iscritte ai nn. 35, 158, 159 e 192 del registro ordinanze 2014 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica, nn. 14, 41 e 46, prima serie speciale, dell’ anno 2014”.

Ad oggi, il Governo sta studiando un provvedimento che prevede un rimborso quasi integrale per le pensioni più basse e via via di importo decrescente per le pensioni più alte e l’esempio portato da più parti riguarda i titolari di pensioni entro 1.700,00 euro lordi i quali avranno diritto ad un bonus di 750 euro, mentre chi prende 2.000 euro lordi dovrebbero ricevere un bonus da 450 euro e così via. Questa platea è costituita da oltre 3 milioni di pensionati con assegni superiori a tre volte il minimo e non superiori a sei.

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Invece per coloro che saranno esclusi o solo parzialmente rimborsati (pare che saranno circa 650 mila pensionati con reddito superiore ai 3000 euro) non resta altra strada che proporre ricorso per decreto ingiuntivo nei confronti dell’’INPS.

Tali arretrati (pare) saranno pagati il prossimo 1 agosto 2015 in un’unica soluzione con modalità ancora da stabilire.

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