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Operatori sociali verso il licenziamento: il Comune di Napoli non paga: Sono 80 gli operatori sociali di Napoli che a marzo perderanno il lavoro. Nei mesi scorsi già 70 lavoratori, dei 150 addetti totali operanti nel settore, sono stati lasciati a casa, con la conseguenza che circa 2000 disabili resteranno senza assistenza.

Il lavoro dell’operatore sociale consiste, come ben noto, nell’assistere persone con disabilità nella loro quotidianità e in particolare alzarli dal letto, pulirli, lavarli, togliere e mettere loro i pannoloni, preparare i pasti e aiutarli nel mangiare, ma anche semplicemente tener loro compagnia. E queste sono le attività che quotidianamente 150 operatori dell’assistenza domiciliare a Napoli svolgevano (e alcuni svolgono tuttora) fino a che la mannaia della crisi non si abbattesse anche sul loro settore. Come si è detto infatti 70 operatori sono stati messi a casa e ben presto altri 80 a marzo perderanno anch’essi il lavoro. Improvvisamente gli operatori si troveranno senza occupazione e senza reddito, ma altrettanto improvvisamente disabili e anziani di cui si prendevano cura, si troveranno da soli e senza assistenza. Come ha precisato il Segretario provinciale CGIL-FP, Salvatore Massimo, “si tratta di soggetti deboli anche a livello economico con una pensione di 400-500 euro, che non possono permettersi una badante”. Come si è detto, di questi anziani e disabili si prendono cura i 150 operatori sociali, di cui 70 hanno già perso il lavoro da due mesi e altri 80 stanno affrontando la terza procedura di mobilità degli ultimi nove mesi. Di questi, alcuni hanno già ricevuto le lettere di licenziamento per la fine del prossimo mese di marzo.

Gli operatori sono stati assunti dalle Cooperative sociali, che hanno ricevuto in appalto dal Comune di Napoli il servizio di assistenza domiciliare. Purtroppo le Cooperative non sono state ancora pagate dal Comune e quindi, pur avendo anticipato tutti gli stipendi ai dipendenti, non riescono più a sostenerne i costi e, proprio per questa mancanza di fondi, sono state costrette ad avviare le procedure di licenziamento. Il Comune di Napoli però, per far sospendere le procedure di licenziamento aperte dalle Cooperative, aveva in un primo momento dato garanzia che avrebbe emesso in loro favore le certificazioni di credito necessarie per ottenere finanziamenti presso le banche, ma tali certificazioni in realtà non sono mai arrivate, come del resto anche i pagamenti degli arretrati, costringendo così tutte le Cooperative a rinunciare agli appalti.

Tali Cooperative, non si occupano però soltanto di assistenza domiciliare, ma anche di assistenza scolastica nelle scuole materne e superiori e quindi molti ragazzi napoletani non si sono potuti presentare a scuola perchè erano privi di assistenza. Infatti il 17 febbraio scorso i lavoratori iscritti alla CGIL e alla UIL sono stati costretti a sospendere il servizio perchè da mesi non ricevono pagamenti.

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Dal Comune di Napoli, finora non sono arrivate risposte concrete per risolvere questi problemi. L’assessore alle Politiche sociali, Roberta Gaeta, si è giustificata dicendo che questa situazione e dovuta “ai tagli al sociale da parte del governo, dei mancati trasferimenti regionali e della mancata approvazione da parte della Corte dei Conti, del piano di riequilibrio predisposto dal Comune. Avevamo fatto una programmazione coinvolgendo anche le banche, ma la decisione della Corte ha sconvolto i nostri piani. In questi giorni stiamo incontrando le cooperativve, affronteremo un nuovo piano d’emergenza“.

A nulla è servita la manifestazione degli operatori dell’assistenza domiciliare e scolastica davanti al Comune di Napoli lo scorso 18 febbraio, con loro c’erano anche gli attivisti di “Tutti a scuola”, associazione dei genitori di studenti con disabilità i quali hanno detto che a partire dal 19 febbraio avrebbero portato ogni giorno due ragazzi disabili al sindaco e al vicesindaco per ricordare loro che non possono andare a scuola.

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