Secondo le dichiarazioni dei redditi del 2024, gli autonomi e gli imprenditori risultano tra i contribuenti con l’Irpef più alta. La media nazionale per le partite Iva è di 8.331 euro, quasi il doppio rispetto ai 4.215 euro dei lavoratori dipendenti e ai 4.006 euro dei pensionati. Anche a Cremona emerge lo stesso quadro: i redditi medi dei dipendenti si attestano a 25.940 euro, quelli dei pensionati a 24.400 euro, mentre gli autonomi dichiarano in media 76.290 euro e le imprese in contabilità ordinaria superano gli 83.000 euro, con quelle in contabilità semplificata vicino ai 33.000 euro.

In termini percentuali, le partite Iva versano circa il 98% in più rispetto ai dipendenti e il 108% in più rispetto ai pensionati. Questo dimostra come i lavoratori autonomi, spesso percepiti come più flessibili o a rischio evasione, siano in realtà tra i principali sostenitori del gettito fiscale. La Cgia di Mestre sottolinea come il fisco per gli autonomi si configuri come un flusso continuo di prelievi, rendendoli finanziatori diretti del sistema e pienamente consapevoli della loro contribuzione.

Differenze tra dipendenti e autonomi

Una delle differenze principali tra lavoratori dipendenti e autonomi riguarda il momento di versamento delle imposte. I dipendenti vedono l’Irpef trattenuta direttamente dal datore di lavoro, attraverso il sistema del sostituto d’imposta, che garantisce uno schema di prelievo costante e continuo. Questo meccanismo, seppur efficace per la riscossione, riduce la percezione diretta del carico fiscale per il contribuente, che risulta “passivo” nella gestione delle proprie imposte.

IRPEF, chi paga di più tra autonomi e dipendenti – Diritto-lavoro.it

Gli autonomi, al contrario, versano direttamente le tasse e gestiscono personalmente i propri obblighi fiscali. Questo li rende pienamente consapevoli del carico contributivo e permette di avere un quadro chiaro di quanto versano annualmente. Secondo la Cgia, una possibile riforma che uniformasse i momenti dichiarativi tra dipendenti e autonomi aumenterebbe la trasparenza, evidenziando il reale livello di contribuzione di ciascun contribuente.

Tuttavia, una simile riforma comporterebbe anche maggiore complessità amministrativa, con oneri aggiuntivi per milioni di contribuenti. Per questo, eventuali modifiche dovrebbero essere accompagnate da strumenti di controllo efficaci e da una semplificazione normativa.

I numeri chiariscono che la percezione comune è fuorviante: gli autonomi pagano mediamente molto di più rispetto a dipendenti e pensionati, e la loro contribuzione rappresenta un pilastro fondamentale del sistema fiscale nazionale. L’idea che sostengano il carico degli altri contribuenti è, dunque, una semplificazione non supportata dai dati ufficiali.