La normativa non impone infatti che l’assistenza venga svolta esclusivamente nell’abitazione abituale della persona assistita. Quello che conta davvero è che l’assenza dal lavoro sia collegata in modo concreto alle esigenze del familiare con disabilità grave.
La Legge 104 riconosce diversi benefici ai lavoratori caregiver, cioè a chi presta assistenza continuativa a un parente con disabilità riconosciuta ai sensi dell’articolo 3 comma 3. Tra questi rientra anche il congedo straordinario retribuito, che permette di assentarsi dal lavoro per un massimo di due anni complessivi mantenendo il posto occupato.
Un soggiorno fuori città può essere considerato legittimo se serve realmente al benessere della persona disabile. Ad esempio, possono rientrare nell’assistenza soggiorni termali, periodi di riabilitazione oppure permanenze consigliate dal medico per migliorare le condizioni psicofisiche del familiare assistito.
In questi casi il collegamento tra assenza dal lavoro e assistenza resta presente e quindi il beneficio continua ad essere valido anche lontano dalla città di residenza.
Occhio all’Inps: quando scattano controlli e contestazioni
Situazione completamente diversa, invece, per chi utilizza i permessi della Legge 104 per finalità esclusivamente personali. Se manca il rapporto diretto tra l’assenza lavorativa e l’assistenza concreta al disabile, si può parlare di abuso del diritto.

Negli ultimi anni la giurisprudenza è stata molto chiara su questo punto. In caso di controlli, il lavoratore rischia conseguenze molto pesanti: contestazioni disciplinari, licenziamento e perfino accuse legate all’indebita percezione del beneficio economico pagato dall’Inps.
Per questo motivo molti esperti consigliano prudenza quando ci si sposta temporaneamente insieme alla persona assistita. Anche se la legge non obbliga a chiedere un’autorizzazione preventiva all’Inps, può essere molto utile conservare documentazione che dimostri la reale finalità assistenziale del soggiorno.
Una semplice autodichiarazione con indirizzo e durata della permanenza, eventuali certificazioni mediche, prenotazioni della struttura o documenti di viaggio possono diventare elementi importanti in caso di verifiche successive.
Il principio resta sempre lo stesso: i permessi della Legge 104 devono servire all’assistenza concreta della persona disabile e non possono trasformarsi in ferie aggiuntive mascherate.





