L’importo è di 200 euro mensili in favore dei lavoratori under 35, e l’impianto ricalca un meccanismo già noto: una sorta di nuovo trattamento integrativo, simile al bonus Renzi da 100 euro netti riconosciuto a chi guadagna meno di 15.000 euro lordi l’anno, ma con cifra raddoppiata. La proposta porta la firma della segretaria Elly Schlein ed è inserita in un ddl battezzato “Diritto a restare”, pensato per frenare l’emigrazione dei giovani.
Il punto che cambia tutto è lo stato della misura. Il disegno di legge non è ancora stato presentato alle Camere, e diversi dettagli decisivi restano scoperti. Non è chiaro se il bonus spetterebbe a prescindere dal reddito o entro una soglia massima, né se il costo sarebbe interamente a carico dello Stato oppure se verrebbe chiesto un coinvolgimento delle imprese. Sono nodi che spostano l’effetto reale sulla busta paga, e su cui il testo tace.
Il nuovo beneficio previsto dal Governo
Sul piano politico la strada appare in salita. Il governo Meloni sembrerebbe orientato a destinare ad altri interventi le risorse della prossima legge di Bilancio, e è difficile immaginare che un bonus di questo tipo arrivi nel corso dell’attuale legislatura. Lo scenario più realistico, secondo la fonte, è che la misura entri nel programma del campo largo in vista delle prossime elezioni, eventualmente in coppia con il salario minimo.

Qui emerge un dettaglio che racconta più della cifra in sé: la collocazione del bonus dentro una logica di posizionamento elettorale. Dopo il bonus Renzi e le misure varate dal governo Meloni, il Pd ripercorre una strada che in campagna elettorale ha spesso funzionato, quella dei bonus, mentre il centrodestra ha puntato sul taglio del cuneo fiscale e ora sul cosiddetto “salario giusto”. I 200 euro, in altre parole, nascono già come tessera di un confronto tra schieramenti.
C’è poi la parte meno citata del piano, quella che esce dal perimetro dello stipendio. Tra le misure figurano agevolazioni per l’acquisto e l’affitto della casa, abbonamenti annuali ai trasporti gratuiti o agevolati per gli studenti, e sul fronte occupazionale contributi a fondo perduto per l’imprenditoria giovanile innovativa nelle aree interne, un piano straordinario di assunzioni under 35 nei Comuni di quei territori e un credito d’imposta per le aziende che incentivano il lavoro da remoto. Segnale che, nella stessa impostazione del ddl, il salario viene trattato come una delle leve, non come l’unica.
Molto dipenderà da come sarà costituita la prossima maggioranza di governo dopo le elezioni politiche. Fino ad allora la domanda che la stessa proposta lascia aperta è se 200 euro al mese bastino a trattenere in Italia chi guarda all’estero.





