L’articolo esplora l’evoluzione della traduzione scritta, dalla sua nascita nei manoscritti antichi, passando per l’influenza di importanti traduttori, fino ai progressi tecnologici moderni. Riconosce anche l’importanza politica della traduzione nel collegare e plasmare società diverse.
Evoluzione della traduzione nei manoscritti antichi
La traduzione è una pratica antica quanto l’atto di scrivere.
I primi esempi di traduzione scritta risalgono a documenti come i testi sacri, tradotti per l’espansione di religioni.
Un esempio chiaro è la Septuaginta, la traduzione greca dell’Antico Testamento compiuta nel III secolo a.C.
ad Alessandria d’Egitto.
Questo progetto ambizioso fu promosso da Tolomeo II Filadelfo per rendere i testi ebraici accessibili alla vasta popolazione grecofona.
La traduzione non era solo un atto di conversione linguistica, ma un ponte tra culture diverse, riflettendo e preservando sfumature culturali ed intellettuali di ciascuna società.
Nell’antichità, i traduttori spesso godevano di uno status quasi sacerdotale, visti come custodi della conoscenza e facilitatori di comprensione interculturale.
Principali traduttori e le loro opere epocali
Nel corso dei secoli, vari traduttori hanno segnato la storia con opere che sono diventate pilastri culturali.
Uno dei più importanti fu San Girolamo, noto per la Vulgata, la versione latina della Bibbia.
Tradotta direttamente dagli originali ebraici e greci nel IV secolo, la Vulgata fu decisiva per il mondo cristiano medievale.
Un altro esempio è stato Ibn Rushd, conosciuto come Averroè, che tradusse e commentò le opere di Aristotele nel XII secolo, rendendo il sapere del filosofo greco accessibile al mondo islamico e, successivamente, all’Europa, tramite le traduzioni latine.
Questi traduttori non erano semplici intermediari, ma veri e propri interpreti culturali, che attraverso il loro lavoro hanno influenzato la diffusione del pensiero filosofico e scientifico.
Influenza della stampa sulla traduzione
L’invenzione della stampa a caratteri mobili da parte di Johannes Gutenberg nel XV secolo ha trasformato radicalmente il panorama della traduzione.
Prima della stampa, i libri erano rari e copiati a mano, rendendo la circolazione delle traduzioni limitata e costosa.
Con la stampa, si creò una nuova domanda per testi tradotti, poiché le opere letterarie divennero accessibili a un pubblico più vasto.
Questo portò alla proliferazione delle traduzioni di classici greci e latini, così come delle opere contemporanee.
La stampa consentì la standardizzazione linguistica, facilitando una maggiore coerenza nelle opere tradotte e contribuendo alla nascita dell’editoria come la conosciamo oggi.
Traduzione e comprensione tra mondi distanti
La traduzione ha giocato un ruolo cruciale nella comprensione tra culture distanti, soprattutto durante le epoche di esplorazione e colonizzazione.
I traduttori agivano da mediatori tra i popoli, non solo traducendo parole, ma cercando di trasmettere concetti culturali e significati profondi.
Ne è esempio l’opera di Bernardino de Sahagún che, durante il XVI secolo, documentò usi e costumi degli Aztechi per il mondo europeo attraverso la sua opera in lingua nahuatl.
Queste traduzioni, pur filtrate attraverso la lente della percezione europea, consentirono la scoperta e la comprensione di civiltà lontane.
Tuttavia, il potere della traduzione era anche ambiguo, poggiando sulla capacità di alterare o semplificare idee complesse per adattarle a una nuova realtà culturale.
Progresso tecnologico e traduzione cartacea
Con l’avvento della tecnologia, la traduzione scritta ha subito un’accelerazione senza precedenti.
Durante il XX secolo, la macchina da scrivere ha reso la produzione di testi più efficiente, mentre i computer e i software di traduzione assistita hanno introdotto strumenti potenti per i traduttori professionali.
Oggi, piattaforme online e applicazioni offrono traduzioni automatiche istantanee, sebbene con risultati variabili in termini di accuratezza e sensibilità culturale.
La tecnologia ha permesso di superare le barriere linguistiche a una velocità impensabile fino a pochi decenni fa, ma ha anche evidenziato l’importanza insostituibile dell’occhio umano nel catturare le sfumature delle lingue e delle culture.
Traduzione come strumento di potere politico
La traduzione non è solo un atto linguistico, ma anche politico.
Attraverso la storia, i governi hanno utilizzato la traduzione per consolidare il potere, diffondere ideologie e controllare narrazioni.
Durante il periodo dell’Impero Britannico, ad esempio, tradurre le opere letterarie nazionali in inglese serviva a costruire una narrativa unificante che consolidasse la superiorità culturale britannica.
In tempi più recenti, la traduzione di documenti ufficiali e discorsi politici viene usata per veicolare messaggi di diplomazia o aggressione.
La manipolazione dei testi tradotti può avvicinare le nazioni o produrre tensioni, dimostrando che la traduzione è uno strumento potente nella diplomazia internazionale e nella costruzione dell’immagine globale di una nazione.





