L’articolo esplora come la pratica tradizionale della transumanza si integri con gli sforzi di sostenibilità ambientale, evidenziando il ruolo cruciale dei pastori e degli animali da pascolo nella preservazione della biodiversità e del paesaggio rurale.
Allevamento transumante e biodiversità
L’allevamento transumante è una pratica antica che consiste nello spostamento stagionale di greggi e mandrie tra i pascoli montani estivi e quelli invernali in pianura.
Questa tradizione, che risale a millenni fa, ha un impatto considerevole sulla biodiversità.
Infatti, il movimento costante degli animali contribuisce alla dispersione di semi, favorendo la crescita di una variegata flora selvatica.
Inoltre, la diversità genetica degli animali stessi è mantenuta attraverso questi spostamenti, contribuendo a una razza più resistente alle malattie e più adattabile alle condizioni climatiche variabili.
Non solo la flora ne beneficia, ma anche la fauna: diversi insetti, uccelli e piccoli mammiferi utilizzano i pascoli come habitat.
Inoltre, l’azione di calpestio delle pecore stimola la rigenerazione naturale dei terreni, equilibrio che favorisce un ecosistema sano.
In un’epoca di perdita accelerata della biodiversità, l’allevamento transumante si impone come un baluardo per la preservazione degli habitat naturali.
Pecorai come custodi del paesaggio rurale
I pecorai, ovvero i pastori tradizionali, hanno un ruolo imprescindibile nella conservazione del paesaggio rurale.
Non sono solo guardiani delle loro greggi, ma anche attenti osservatori del territorio.
Attraverso una conoscenza tramandata di generazione in generazione, i pecorai sanno come gestire i pascoli in modo da prevenire fenomeni di erosione del suolo e perdita di vegetazione.
Le loro tecniche mirano non solo a nutrire gli animali, ma anche a preservare le risorse naturali.
In molti contesti, essi collaborano strettamente con le comunità locali per mantenere i sentieri storici agibili, favorendo così un turimo sostenibile.
La loro presenza nella natura, spesso remota e isolata, diviene anche un baluardo contro l’abbandono delle aree rurali, promuovendo così una cultura di rispetto e protezione del territorio.
Il loro lavoro assicura la bellezza estetica del paesaggio, mantenendo vivi particolari ecosistemi che senza le loro cure andrebbero perduti.

Sfide ecologiche affrontate dai pastori
I pastori affrontano numerose sfide ecologiche che possono minacciare la sostenibilità della transumanza.
Il cambiamento climatico rappresenta un rischio significativo, con eventi meteorologici estremi diventati più frequenti, mettendo in pericolo sia i pascoli che la stessa sopravvivenza delle greggi.
Siccità prolungate o piogge torrenziali possono alterare la disponibilità di risorse naturali, imponendo una pressione aggiuntiva sui pastori per trovare foraggio sufficiente.
Inoltre, l’espansione urbana e le attività agricole intensive riducono gli spazi disponibili per il pascolo, costringendo molti pastori a spostarsi su terreni meno fertili o a percorrere distanze maggiori.
La competizione per l’utilizzo della terra porta a conflitti con altri settori, come l’agricoltura e il turismo.
Le politiche sotto-formulate per la gestione territoriale e le infrastrutture inadeguate aggravano ulteriormente l’incertezza economica e la sicurezza alimentare, rendendo difficile per i pastori continuare la loro attività.
Tuttavia, con un’adeguata pianificazione e la collaborazione tra settori, molte di queste sfide possono essere mitigate, permettendo ai pastori di continuare a sostenere la biodiversità e la cura del territorio.
Progetti di sostenibilità applicati al settore
Per affrontare le sfide odierne, diversi progetti di sostenibilità sono stati sviluppati nel settore della transumanza.
In molti paesi europei, come l’Italia e la Spagna, ci sono iniziative che premiano le pratiche di allevamento sostenibili con incentivi economici, supportando i pastori nel mantenimento di metodi tradizionali che rispettano l’equilibrio ecologico.
La promozione di reti di collaborazione tra pastori, enti governativi e organizzazioni non governative ha permesso di creare programmi di tutela del territorio e di formazione sull’agricoltura rigenerativa – un approccio che non solo conserva le risorse naturali, ma le migliora attivamente.
Inoltre, l’integrazione della tecnologia, come il monitoraggio satellitare dei pascoli, aiuta a ottimizzare la gestione del territorio, minimizzando l’impatto ambientale e migliorando la produttività.
Questi progetti promuovono il turismo verde, attirando visitatori interessati a esperienze autentiche e sostenibili, che aggiungono un valore economico fondamentale alle comunità locali.
Il ruolo delle capre e delle pecore nell’ecosistema
Le capre e le pecore svolgono un ruolo centrale negli ecosistemi montani e pastorali.
Questi animali, grazie alla loro dieta variegata e l’abitudine a brucare selettivamente, facilitano la crescita di una flora diversificata, regolano l’invasione di piante indesiderate e aiutano a mantenere sotto controllo la vegetazione in eccesso, riducendo il rischio di incendi.
Le loro deiezioni arricchiscono i terreni, fungendo da fertilizzanti naturali.
In molti casi, questi animali fungono da veri e propri indicatori biologici della salute ambientale; il loro benessere spesso riflette lo stato di biodiversità del territorio.
Inoltre, attraverso azioni sostenute e ben gestite, l’allevamento di pecore e capre contribuisce a cicli di sostentamento che supportano anche altre specie animali.
La simbiosi tra gli animali al pascolo e il loro ambiente naturale è un esempio di come risorse viventi possono essere gestite per sostenere e migliorare i paesaggi naturali.
Integrazione delle pratiche tradizionali con le nuove
L’integrazione delle pratiche tradizionali di allevamento con tecniche moderne rappresenta un’opportunità unica per raggiungere una maggiore sostenibilità.
Le conoscenze ancestrali dei pastori, che prevedono cicli di movimento e riposo per i pascoli, possono essere armonizzate con l’agricoltura di precisione, che utilizza tecnologie avanzate per massimizzare le risorse naturali.
Per esempio, l’uso di droni per monitorare la salute delle greggi e la crescita della vegetazione consente ai pastori di reagire rapidamente a eventuali problemi e ridurre lo stress sugli animali e sul territorio.
Inoltre, la formazione continua e la ricerca scientifica collaborativa possono portare a innovazioni che migliorano la produttività senza compromettere la sostenibilità ambientale.
Le filiere corte consentono una marketizzazione efficace e sostenibile dei prodotti caseari e carnici, valorizzando il ruolo culturale del pastorale.
La fusione di sapere antico e moderno offre speranza per un futuro in cui la tradizione e l’innovazione camminano mano nella mano per un mondo più sostenibile.





