L’articolo esplora l’affascinante storia della lavorazione della cera, dall’era preistorica fino al XXI secolo. Dalle prime tecniche rudimentali, passando per l’eleganza di Grecia e Roma, attraverso l’espressione spirituale del Medioevo, fino alle trasformazioni industriali e moderne che hanno reso la lavorazione della cera sia un’arte che una pratica sostenibile.
I primi passi: lavorazioni preistoriche della cera
L’uso della cera inizia in epoca preistorica, quando i nostri antenati scoprirono il potenziale di questa sostanza naturale.
Durante il periodo del Paleolitico, l’impiego della cera si limitava spesso a semplici funzionalità, come sigillare i contenitori per conservare i cibi.
Gli utensili rudimentali, creati con ossa o pietre, permettevano di modellare la cera grezza raccolta dai favi degli alveari selvatici.
Con il passare del tempo, le comunità iniziarono a intuire il suo valore non solo funzionale, ma anche artistico.
Resti archeologici mostrano che la cera veniva usata per creare primitive opere d’arte e piccole statuette, segnando un primitivo tentativo di espressione culturale.
Questa fase pionieristica mise le basi per l’evoluzione futura dell’arte dei ceraioli, collocando la cera al centro di un cammino che univa tecnica e creatività.

Dall’antica Grecia a Roma: artigiani della cera
Nelle civiltà classiche di Grecia e Roma, la lavorazione della cera acquisì un nuovo prestigio.
La cera d’api era considerata un materiale prezioso, utilizzato non solo per l’illuminazione, ma anche per la scultura e la pittura.
Gli artigiani greci erano noti per le loro abilità nel ‘cera persa’, un metodo di fusione conosciuto ancora oggi, usato per creare intricati dettagli nelle sculture bronzee.
Con i Romani, l’uso della cera si evolse ulteriormente: lucerne e torce furono prodotte in massa per l’illuminazione pubblica e privata.
Gli artigiani romani perfezionarono tecniche per ottenere candele più consistenti, mescolando stearina e altre sostanze per migliorare la qualità della fiamma.
Questa era vide anche la cera come supporto per la comunicazione; i tabulae ceratae erano tavolette di legno rivestite di cera, su cui si incidevano messaggi e conti, segnando l’importanza della cera nella vita quotidiana dell’antichità.
Il Medioevo: arte e spiritualità nella lavorazione della cera
Durante il Medioevo, la cera divenne un elemento fondamentale sia per le pratiche religiose che per quelle artistiche.
Le candele erano simbolicamente cariche di significati spirituali, utilizzate in tutto il mondo cristiano come offerte sacre e nell’illuminazione delle chiese.
La lavorazione della cera si trasformò in una vera e propria arte sacra: i ceraioli medievali realizzavano infatti elaborate sculture votive e candele decorate con simboli religiosi.
Questo era il periodo in cui i monasteri e le abbazie si affermarono come centri di produzione ceraria, dove i monaci mantenevano vive le tecniche tradizionali e tramandavano antichi saperi.
La cera era anche utilizzata per la realizzazione di sigilli e per la conservazione di importanti documenti.
Nel contempo, le gilde di ceraioli iniziarono a formarsi nelle città, consolidando il legame tra abilità artigianali e le esigenze spirituali dell’epoca.
Rinascimento: dalle chiese alle case, la diffusione
Con il Rinascimento, l’arte della cereria conobbe un’importante svolta.
In un periodo caratterizzato da un rinnovato interesse per le arti e la scienza, la cera divenne un ponte tra sacro e profano.
Le residenze nobiliari cominciarono ad adottare le candele non solo per l’illuminazione ma anche come elemento di decorazione e status.
Si assiste a una vera e propria democratizzazione della cera: mentre prima il suo uso era limitato principalmente a contesti religiosi, ora essa trovava uno spazio nelle dimore private come simbolo di lusso e raffinatezza.
Le fiere artigianali emergevano come importanti eventi per esporre le novità nella lavorazione della cera, vedendo la diffusione di nuove tecniche come la produzione seriale di candele attraverso stampi.
Inoltre, durante questo periodo, la cera veniva spesso usata per creare modelli anatomici per lo studio della medicina, un ulteriore segno della sua importanza in un’epoca di fascinazione per la scienza e la conoscenza.
La rivoluzione industriale e il cambiamento per i ceraioli
La rivoluzione industriale segnò un’epoca di grandi cambiamenti per i ceraioli.
Con l’introduzione delle macchine e della produzione su larga scala, la lavorazione artigianale della cera cambiò radicalmente.
La scoperta della paraffina come sottoprodotto della lavorazione del petrolio introdusse nuovi metodi di produzione delle candele, rendendole più accessibili e meno costose rispetto alle candele di cera d’api.
Le macchine per stampaggio delle candele permisero di abbassare i costi, mantenendo alti i livelli di produzione.
Questo sviluppo alterò significativamente il mestiere dei ceraioli, che dovettero adattarsi alle nuove tecnologie e mercati.
Tuttavia, nonostante la massificazione, la produzione artigianale rimase apprezzata per il suo valore estetico e la qualità superiore, con alcuni artigiani che riuscirono a distinguersi mantenendo vive le tecniche tradizionali per una clientela di nicchia.
Il XXI secolo: sostenibilità e innovazione
Nel XXI secolo, il mondo dei ceraioli continua a evolvere, questa volta in risposta alle crescenti preoccupazioni ambientali e alle richieste di sostenibilità.
I consumatori moderni mostrano un crescente interesse per le candele fatte di materiali ecologici e biodegradabili.
La cera di soia, la cera di palma certificata e le miscele di cera d’api stanno guadagnando popolarità come alternative più sostenibili alle tradizionali candele di paraffina.
Inoltre, l’innovazione tecnologica ha portato all’uso di stampi in silicone e tecniche di fusione avanzate per creare candele dalle forme sempre più elaborate e artistiche.
Online, un rinascimento digitale sta permettendo ai ceraioli di raggiungere un pubblico globale, grazie a piattaforme di e-commerce e social media.
Al contempo, workshop e corsi di cereria artigianale sono altamente richiesti, segno di una rinnovata voglia di ritornare a pratiche più personali e responsabili, unendo tradizione e innovazione in un settore in continua trasformazione.





