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La manovra di bilancio del Governo Meloni si preannuncia complessa, tanto che il primo esecutivo d’Italia presieduto da una donna starebbe pensando di mettere all’asta il gioco del Lotto con un anno di anticipo.   

Un’operazione che servirebbe a finanziare, in parte, la manovra economica. C’è infatti bisogno di reperire la copertura finanziaria più ampia possibile e l’asta del lotto è in calendario, formalmente, soltanto nel 2025.

Lotto, un gioco da 8 miliardi

Ma ora il Governo Meloni starebbe pensando di effettuare già nel 2024 l’asta per il gioco del Lotto. La concessione potrebbe andare a gara con una base da 800 milioni, anticipando di 12 mesi la naturale scadenza prevista per novembre 2025. Lo scrive il quotidiano romano Il Messaggero, secondo cui l’obiettivo di Giorgia Meloni e del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti è quello di incassare di più dell’asta che 7 anni fa, nel 2016, portò a vendere un gioco che, in termini di raccolta, fa incassare fino a 8 miliardi l’anno.

La raccolta del gioco del lotto oggi è in mano – in maggioranza – al gruppo Igt tramite la controllata Lottoitalia. Sette anni fa, quando il consorzio guidato da Igt si assicurò la gestione del gioco fino al 2025, il Governo bandì una gara con una base d’asta di 700 milioni. L’offerta finale fu di 770 milioni. Probabile che questa volta si parta da una cifra più alta, almeno 800 milioni, visto che negli anni la raccolta è aumentata. Ma molto dipenderà dal livello al quale sarà fissato l’aggio nel bando di gara, ossia la quota di raccolta che spetta al concessionario che attualmente è del 6%.

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Le scommesse online

La gara del lotto dovrebbe permettere quindi allo Stato di incassare già il prossimo anno almeno metà della cifra, circa 400 milioni. L’altra metà dovrebbe arrivare nel 2025. Accanto alla gara del lotto, che finirebbe direttamente nella legge di bilancio, ci saranno alcune misure che invece il Governo potrebbe anticipare con dei decreti delegati attuativi della delega fiscale.

Nel decreto attuativo dei giochi dovrebbe trovare subito spazio la gara per le concessioni per la raccolta delle scommesse online. Sarebbe stato deciso di assegnare i diritti di raccolta a un prezzo fisso di 6 milioni di euro, senza mettere un tetto al numero di concessioni. L’ipotesi più plausibile è che a fare domanda per la raccolta online possano essere 30-40 operatori, per un incasso massimo di 240 milioni di euro. Sempre per la raccolta a distanza dovrebbe esserci anche un adeguamento della tassazione. L’attuale aliquota del 22% calcolata sul margine (ossia sulla differenza tra la raccolta e le vincite pagate) salirebbe fino al 26%. Lo Stato potrebbe incassare così ulteriore gettito per circa 70 milioni.

I punti vendita ricarica

Nel pacchetto infine, ci sarebbe anche una sorta di regolarizzazione per i cosiddetti Pvr, i punti vendita ricarica. Si tratta di attività che reclutano giocatori per un sito di scommesse sportive tramite un’attività commerciale aperta al pubblico. Ovvero bar, sale giochi, edicole, nelle quali è possibile ricaricare le schede per giocare online. Oggi non è noto quanti siano effettivamente questi punti vendita ricariche in giro per l’Italia. Ma le stime più attendibili parlano di almeno 70mila. Per poter esercitare questa attività l’intenzione sarebbe quella di chiedere agli esercenti il pagamento di una somma che potrebbe oscillare tra 200 e 700 euro. Questa ‘regolarizzazione’ porterebbe un incasso di 30-35 milioni.

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