Padri lavoratori autonomi, la nuova indennità INPS

Padri lavoratori autonomi e nuova indennità INPS: chi ne ha diritto, quando spetta, come si calcola il periodo post partum e quale documentazione presentare. Guida completa alla Circolare n. 128/2016.

Padri lavoratori autonomi, la nuova indennità INPS

Padri lavoratori autonomi e la nuova indennità INPS: guida completa

La questione dei padri lavoratori autonomi e della nuova indennità INPS rappresenta uno dei nodi più rilevanti nella tutela della genitorialità nel lavoro indipendente. Per anni il sistema previdenziale italiano ha riservato le protezioni più solide ai lavoratori dipendenti, lasciando i padri autonomi in una zona grigia normativa. Con il decreto legislativo n. 80/2015 e le successive istruzioni operative dell’INPS — sintetizzate nella Circolare n. 128 del 2016 — questo vuoto è stato colmato, introducendo un’indennità di paternità per i lavoratori autonomi e ampliando i periodi di tutela in caso di adozione e affidamento. Comprendere il perimetro esatto di questa misura permette ad artigiani, commercianti, coltivatori diretti e pescatori autonomi di esercitare i propri diritti con piena consapevolezza.

Il quadro normativo di riferimento

Il decreto legislativo n. 80/2015 ha modificato gli artt. 28, 66 e 67 del Testo Unico in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità (D.Lgs. 151/2001), introducendo in favore dei lavoratori autonomi un’indennità di paternità e prevedendo maggiori periodi di tutela in caso di adozione o affidamento. Le tutele sono state inizialmente previste in via sperimentale per l’anno 2015, ma per effetto del D.Lgs. 148/2015 sono state estese anche agli anni successivi, fatte salve eventuali rideterminazioni da parte dei Ministeri vigilanti per motivi correlati all’andamento della spesa.

L’INPS, con la Circolare n. 128 del 2016, ha fornito istruzioni operative agli interessati, chiarendo sia i nuovi periodi di maternità riconosciuti alle lavoratrici autonome in caso di adozione e affidamento, sia le modalità di accesso all’indennità di paternità per i padri autonomi. Per quanto non modificato dalla nuova disciplina, rimangono valide le istruzioni operative fornite nel tempo, tra cui quelle della circolare INPS n. 136 del 26 luglio 2002.

Chi sono i padri lavoratori autonomi destinatari dell’indennità INPS

Per “padre lavoratore autonomo” ai fini della presente disciplina si intende il lavoratore appartenente a una delle categorie di cui al Capo XI del T.U. maternità/paternità (art. 66 T.U.), ossia:

  • artigiano;
  • commerciante;
  • coltivatore diretto, colono, mezzadro, imprenditore agricolo a titolo principale;
  • pescatore autonomo della piccola pesca marittima e delle acque interne.

Si tratta, dunque, di categorie iscritte alle rispettive gestioni previdenziali INPS, che fino all’intervento del D.Lgs. 80/2015 non potevano accedere a una specifica indennità di paternità analoga a quella prevista per i lavoratori dipendenti.

Indennità di paternità per padri lavoratori autonomi: quando spetta

A decorrere dal 25 giugno 2015, il padre lavoratore autonomo può fruire dell’indennità di paternità INPS a condizione che la madre sia lavoratrice dipendente oppure lavoratrice autonoma (artigiana, commerciante, coltivatrice diretta, colona, mezzadra, imprenditrice agricola a titolo principale, pescatrice autonoma della piccola pesca). Il diritto sorge qualora il padre rimanga l’unico genitore al verificarsi di uno dei seguenti eventi:

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  • morte o grave infermità della madre;
  • abbandono del figlio da parte della madre;
  • affidamento esclusivo del figlio al padre.

L’indennità è riconoscibile, in presenza dei requisiti di legge, dalla data in cui si verifica uno dei predetti eventi fino alla fine del periodo post partum che sarebbe spettato alla madre lavoratrice. È importante precisare che la data del parto costituisce giorno a sé rispetto ai tre mesi post partum: tale giorno non è indennizzabile a favore del padre a titolo di indennità di paternità, ma rimane indennizzabile a favore della lavoratrice madre avente diritto all’indennità.

Come si calcola il periodo post partum indennizzabile al padre

La determinazione del periodo post partum della madre — che individua il periodo indennizzabile al padre al verificarsi di uno degli eventi sopra elencati — segue regole differenziate a seconda della qualifica della madre:

  • se la madre è lavoratrice dipendente, il congedo post partum coincide con i 3 mesi dopo il parto, più eventuali periodi di congedo di maternità ante partum non goduti;
  • se la madre è lavoratrice autonoma, l’indennità post partum spetta per i 3 mesi dopo il parto (art. 68 T.U.).

Anche per i padri lavoratori autonomi, analogamente a quanto previsto per le lavoratrici autonome, non sussiste obbligo di astensione dal lavoro nei periodi indennizzati a titolo di indennità di paternità: la percezione dell’indennità non è dunque condizionata alla sospensione dell’attività lavorativa.

Adozione e affidamento: le nuove tutele per i lavoratori autonomi

Il D.Lgs. 80/2015 ha esteso le tutele anche ai casi di adozione e affidamento, allineando la posizione delle lavoratrici autonome a quella delle lavoratrici dipendenti. La Circolare n. 128/2016 fornisce istruzioni specifiche sui nuovi periodi di maternità riconosciuti in questi casi, richiamando al contempo le indicazioni sul congedo di paternità quando il padre è lavoratore dipendente e la madre è lavoratrice autonoma. Questo ampliamento risponde a un’esigenza di coerenza sistematica: le famiglie che accolgono un minore in adozione o affidamento meritano protezione indipendentemente dalla natura del rapporto di lavoro dei genitori.

Documentazione necessaria per ottenere l’indennità di paternità INPS

La Circolare n. 128/2016 riepiloga la documentazione occorrente per l’erogazione dell’indennità di paternità. In linea generale, il padre lavoratore autonomo che intende richiedere la prestazione deve produrre all’INPS:

  • documentazione attestante il verificarsi dell’evento che legittima il diritto (certificato di morte della madre, documentazione sanitaria in caso di grave infermità, provvedimento di affidamento esclusivo);
  • documentazione comprovante la qualità di lavoratore autonomo iscritto alla gestione previdenziale competente;
  • documentazione relativa alla qualifica lavorativa della madre (dipendente o autonoma), necessaria per determinare l’ampiezza del periodo indennizzabile.

Per il dettaglio completo della documentazione richiesta e delle modalità di presentazione della domanda, si rinvia al testo integrale della Circolare n. 128 del 2016.

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Distinzioni operative per il professionista

Chi assiste lavoratori autonomi o gestisce pratiche previdenziali deve tenere presenti alcune distinzioni fondamentali:

  • Qualifica del padre: l’indennità di paternità INPS per autonomi riguarda esclusivamente le categorie del Capo XI del T.U. (artigiani, commercianti, coltivatori diretti, pescatori autonomi); i liberi professionisti iscritti a casse private seguono regole proprie.
  • Qualifica della madre: la durata del periodo indennizzabile varia a seconda che la madre sia dipendente o autonoma, con riflessi diretti sull’importo complessivo della prestazione.
  • Assenza di obbligo di astensione: a differenza di quanto accade per i dipendenti, il padre autonomo non è tenuto a sospendere l’attività per percepire l’indennità, ma è opportuno documentare con precisione la data di insorgenza dell’evento che legittima il diritto.
  • Continuità della misura: la tutela, nata in via sperimentale, è stata stabilizzata dal D.Lgs. 148/2015 e rimane vigente, salvo eventuali rideterminazioni ministeriali legate all’andamento della spesa.

FAQ — Domande frequenti sull’indennità INPS per padri lavoratori autonomi

Un artigiano può richiedere l’indennità di paternità INPS se la madre è dipendente?

Sì. Il padre artigiano — come il commerciante, il coltivatore diretto o il pescatore autonomo — può richiedere l’indennità di paternità INPS quando la madre è lavoratrice dipendente e si verifica uno degli eventi previsti dalla legge (morte, grave infermità, abbandono, affidamento esclusivo al padre). In questo caso il periodo indennizzabile corrisponde ai 3 mesi post partum più gli eventuali giorni di congedo ante partum non goduti dalla madre.

Il padre autonomo deve smettere di lavorare per percepire l’indennità?

No. Per i padri lavoratori autonomi non sussiste l’obbligo di astensione dal lavoro durante il periodo indennizzato a titolo di indennità di paternità, in analogia con quanto previsto per le lavoratrici autonome in congedo di maternità.

L’indennità di paternità per autonomi si applica anche in caso di adozione?

Sì. Il D.Lgs. 80/2015 ha esteso le tutele anche ai casi di adozione e affidamento, prevedendo periodi di indennità analoghi a quelli riconosciuti per la nascita biologica. Le istruzioni operative sono contenute nella Circolare INPS n. 128/2016.

Dove si presenta la domanda per l’indennità di paternità INPS?

La domanda si presenta all’INPS, corredata dalla documentazione attestante l’evento che legittima il diritto e dalla documentazione comprovante la qualifica di lavoratore autonomo iscritto alla gestione previdenziale competente. Per i dettagli procedurali aggiornati è consigliabile consultare il sito istituzionale INPS o rivolgersi a un patronato.

(Fonte: INPS)

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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