Dal 2026 chi resta intrappolato nel traffico per cantieri o blocchi autostradali potrà ottenere un rimborso del pedaggio, grazie alle nuove regole dell’Autorità dei Trasporti
Sarà capitato a molti di dover rallentare il proprio viaggio in autostrada a causa di code interminabili a causa dei cantieri in corso. C’è chi prende l’autostrada anche per andare a lavoro, o per un appuntamento importante, non solo per svago o per vacanza. Questi inconvenienti in casi specifici possono anche provocare danni, oltre a rendere un semplice spostamento in un’impresa ardua, con nervi tesi e pedaggi pagati come oro.
Per anni gli automobilisti hanno dovuto subire questi disagi senza alcuna tutela, ma dal 2026 qualcosa cambierà davvero. L’Autorità dei Trasporti ha infatti stabilito un nuovo principio: se la qualità del servizio autostradale crolla, l’automobilista ha diritto a un rimborso del pedaggio. Non si tratta di un risarcimento per il tempo perso, ma di una restituzione dell’importo pagato quando la strada non garantisce condizioni normali.
È un cambiamento importante, perché trasforma il pedaggio da tassa “obbligata” a pagamento legato a un servizio che deve essere realmente fornito.Le nuove regole fissano soglie precise, modalità digitali rapide e casi specifici in cui scatta il diritto al rimborso. Capire come funziona questo sistema è fondamentale per non rinunciare a un diritto che può fare la differenza, soprattutto per chi viaggia spesso o affronta tratte particolarmente congestionate.
Quando scatta il rimborso se la coda è causata dai cantieri
Il rimborso si applica quando il ritardo è causato da lavori programmati, sia ordinari sia straordinari. Non vale invece per cantieri dovuti a eventi imprevedibili, come frane o emergenze e le condizioni per ottenere il rimborso cambiano in base alla lunghezza del percorso:

– Percorsi fino a 30 km: basta la presenza di un cantiere per avere diritto al rimborso, senza soglie di ritardo.
– Percorsi tra 30 e 50 km: serve almeno un ritardo di 10 minuti.
– Percorsi oltre 50 km: il ritardo minimo deve essere di 15 minuti.
E’ importante sapere che se il concessionario non riesce a misurare con precisione il ritardo, non può negare il rimborso. In questi casi deve applicare criteri semplificati per garantire comunque un ristoro all’automobilista.
Se invece il traffico proprio è paralizzato, allora le regole diventano più severe. A prescindere dalla causa del blocco (esclusi gli eventi imprevedibili), il rimborso dipende dal tempo passato in coda:
– Da 2 a 3 ore di blocco: rimborso del 50% del pedaggio.
– Da 3 a 4 ore: rimborso del 75%.
– Oltre 4 ore: rimborso totale del 100%.
Queste soglie servono a tutelare gli automobilisti nei casi più pesanti, quando si resta bloccati senza alternative per lunghi periodi. Come ottenere il rimborso? Il sistema punta tutto sulla digitalizzazione. Chi utilizza il telepedaggio o l’app Unica non dovrà fare nulla: i viaggi idonei verranno riconosciuti automaticamente e il rimborso verrà accreditato sul profilo dell’utente entro pochi giorni.
Chi invece paga con carta o contanti potrà fare richiesta tramite sportelli dedicati, numeri verdi o portali web predisposti dai concessionari. La risposta dovrà arrivare entro 20 giorni. Se la domanda viene respinta senza motivazioni valide, il cittadino potrà rivolgersi direttamente all’Autorità dei Trasporti.
Particolare attenzione è prevista per i pendolari: chi ha un abbonamento e scopre che la propria tratta sarà interessata da cantieri per mesi potrà restituire l’abbonamento e ottenere il rimborso dei mesi non utilizzati. C’è però il rovescio della medaglia, che sembra una presa in giro: per coprire i costi dei rimborsi, le società autostradali potranno aumentare i pedaggi negli anni successivi. Questo recupero avverrà in modo graduale, dal 100% il primo anno al 20% il quinto. In pratica, una parte dei rimborsi sarà finanziata dagli automobilisti stessi attraverso futuri rincari.





