Il calcolo è semplice ma non banale. Secondo i dati di USwitch, il consumo medio di un televisore si attesta attorno ai 100 watt. Applicato alle 4 ore e 31 minuti di visione quotidiana media rilevati dall’Ofcom, il costo attuale è di circa 12 pence al giorno. Su base annua, prima degli aumenti di luglio, si arriva a 40,22 sterline. Con il rincaro del 13% dell’energia, la cifra salirà a 42,89 sterline all’anno, escludendo qualsiasi altro dispositivo collegato.

La variabile più sottovalutata in questa equazione è la tipologia di schermo. Un LCD da 32 pollici in una camera da letto consuma una frazione rispetto a un OLED da 77 pollici impostato alla massima luminosità in streaming 4K. Il range di consumo dichiarato va da 40 a 200 watt, il che significa che per alcune famiglie il costo reale potrebbe essere due o tre volte superiore alla stima media. Chi ha un televisore grande, relativamente vecchio e lo usa con soundbar, decoder e console collegate, è lontano dalla cifra base di 42,89 sterline.

Perché è previsto un aumento di prezzo e cosa può comportare

Il dato sull’Ofcom segnala una forbice generazionale netta: gli over 65 guardano la TV per circa 6 ore al giorno, i giovani adulti appena 53 minuti. Questo significa che l’impatto del rincaro energetico sulla spesa televisiva è distribuito in modo tutt’altro che uniforme tra le fasce d’età — pesa proporzionalmente molto di più sulle famiglie più anziane, che tendono anche ad avere apparecchi più vecchi e meno efficienti.

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L’aumento energetico si aggiunge a un altro rincaro già in vigore. Dal 1° aprile 2026 il canone televisivo britannico è salito a 180 sterline annue — 15 sterline al mese — con un incremento del 3,15% in linea con l’inflazione CPI, come stabilito dall’accordo tra governo e BBC del 2022. Chi guarda la televisione in diretta o utilizza iPlayer deve pagarlo obbligatoriamente, indipendentemente dall’aumento delle bollette. La somma delle due voci — canone più costi energetici post-luglio — supera le 220 sterline annue per una famiglia con un solo televisore di medie dimensioni.

Il punto contro-intuitivo è che chi si è liberato del canone smettendo di guardare la TV in diretta e abbandonando i servizi BBC — scelta ormai diffusa tra le famiglie più giovani — pagherà comunque di più dal 1° luglio per lo streaming su Netflix, Disney+ o qualsiasi altra piattaforma. Il rincaro energetico colpisce il dispositivo, non l’abbonamento, e non distingue tra visione dal vivo e contenuti on demand.

Sul fronte dell’efficienza, la classificazione energetica dei televisori va da A a G. La maggior parte dei modelli in commercio rientra nelle categorie E e G, considerate scarse per gli elettrodomestici domestici. Le normative europee hanno riclassificato le etichette energetiche nel 2021, rendendo di fatto la scala più severa: modelli che prima risultavano A+ potrebbero oggi ricadere in fascia E o F. Chi sta valutando l’acquisto di un nuovo televisore in vista dell’estate dovrebbe considerare non solo il prezzo di listino ma il consumo annuo stimato riportato in etichetta, che da luglio peserà il 13% in più sulla bolletta reale.